Alcuni corpi sono completi e vestiti con le vesti dei cappuccini,  la maggior parte sono stati smontati e vengono visualizzati individualmente come ossa in disegni artistici.

Una targa nella cappella dice ai visitatori in tre lingue: “Quello che sei adesso, eravamo una volta; quello che siamo adesso, tu sarai.” È un promemoria che la vita è fugace.

Invece di essere raccapricciante o orribile, il promemoria è gentile e positivo, ricordandoci di occuparci dei nostri affari oggi e di avere ragione con il potere superiore in ogni momento.

La chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, o Nostra Signora della Concezione dei Cappuccini, situata al nr. 27 di via Veneto, fatta costruire nei pressi di Palazzo Barberini da papa Urbano VIII, in onore di suo fratello Antonio Barberini che faceva parte dell’ordine dei cappuccini, la cui tomba è tuttora conservata all’interno della chiesa di fronte all’altare maggiore.In questa chiesa si trova anche la pietra tombale del cardinale Agapito Mosca (1678-1760), e la tomba di padre Mariano da Torino, il corpo di Felice da Cantalice e la tomba di san Crispino da Viterbo.

La chiesa fu progettata da Michele da Bergamo e costruita tra il 1626 ed il 1631. Importanti pitture adornano le cappelle, come l’Arcangelo Michele che caccia Lucifero di Guido Reni, la Natività di Giovanni Lanfranco, il San Francesco riceve le stimmate, del Domenichino, la Trasfigurazione di Mario Balassi.A sinistra dell’altare principale si trova la tomba marmorea del principe polacco Alessandro Sobieski, morto nel 1714, figlio di Giovanni Sobieski, il vincitore dei Turchi a Vienna, opera di Camillo Rusconi.

La presenza della tomba fu il solo motivo che salvò il complesso dalla demolizione, poiché si pensava di abbatterlo per ristrutturare l’intera area. La volta venne affrescata nel 1796 dal pittore neoclassico Liborio Coccetti, con il tema dell’assunzione della Vergine Maria. Nella sagrestia, ora museo, son conservate diverse opere d’arte e oggetti sacri collegati ai cappuccini, tra cui spicca un quadro di San Francesco in meditazione, recentemente attribuito a Caravaggio.

Originariamente la chiesa si trovava in una zona di campagna di fronte a una piazza, e comprendeva anche un campanile e un grande convento; questi vennero abbattuti dopo l’unità d’Italia, il primo a fine Ottocento, per la costruzione di via Veneto (arteria principale della lottizzazione di Villa Ludovisi), e il secondo per creare lo spazio necessario a edificare il nuovo Ministero delle Corporazioni negli anni venti (il convento fu comunque prontamente ricostruito, attiguo alla chiesa, nel 1925).



















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