Let’s discover Sangiovanni

microfono
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Faccia da santo e anima ribelle, il cantautore-rivelazione racconta con la sua musica l’amore in tutte le forme. Parole leggere, sound pop e atmosfera dreamy ci accompagnano nel suo mondo dove #tuttotornaumano.

Diciotto anni sono pochi e Giovanni Pietro Damian, aka Sangiovanni, lo sa bene. Alla sua età si vive sulle montagne russe, un sali e scendi di emozioni continuo tra testa e cuore, che a volte toglie il respiro.

E allora la vita si prende di pancia: sogni, paure, incertezze, affetti… tutto sembra complicato, sospeso come in una lattiginosa nube cosmica. Si crede di avere il mondo in pugno, per poi vederlo crollare poco dopo.

Sangio sa bene anche questo, ma di una cosa è assolutamente certo: la sua musica.

Come hai scelto il tuo nome d’arte?

SANGIOVANNI: Ho iniziato a fare musica in un momento particolare della mia vita, avevo problemi in famiglia ed ero ribelle. Per me era naturale esserlo, per tutti gli altri era qualcosa di sbagliato, da reprimere.

Mia madre per scherzare mi diceva: “Sei sempre santo tu! Non fai mai niente di male!”. Così ho deciso di usare quel “santo” come particella del mio nome, ed ecco Sangiovanni. Spacca!

I tuoi genitori ti hanno supportato?

S: Si. Quando le cose hanno iniziato ad andare bene ci hanno creduto un po’ di più. All’inizio mi ripetevano che avrei dovuto cercare anche un piano B, perché il mondo della musica è imprevedibile e il talento e l’impegno non sempre bastano.

Sei un cantautore, che cosa rappresenta la scrittura per te?

S: Scrivere è una delle poche cose per cui vivo, che riesco ancora a fare solo per me stesso. Ho iniziato nella mia cameretta e capita ancora… È la mia soluzione ai problemi, mi salva le giornate e dal malessere che a volte mi porto dentro.

Nell’ultimo anno, la tua vita è stata stravolta. Come si gestisce il “successo” alla tua età?

S: Non credo di averlo raggiunto, ma è molto difficile gestire la mia vita ora. È cambiata, sono cambiato io, le persone al mio fianco, le dinamiche, tutto…

È come se fossi nato una seconda volta, ma già da essere cosciente, che viene completamente travolto dal mondo. Non c’è una regola da seguire, solo lavorare e impegnarsi.

Il 24 settembre è uscito il tuo ultimo singolo “Raggi Gamma”…

S: Il pezzo parla di un atto d’amore verso qualcuno, o qualcosa, che si ama davvero. È un invito a ritrovare la nostra umanità per stare meglio con noi stessi e con gli altri perché vedo tanto odio e intolleranza tra le persone.

Come dico alla fine del ritornello “Se sorridi è così, che tutto torna umano”. L’amore un tempo era più semplice e durava tutta una vita. Adesso è scontato, superficiale e spesso si riduce al solo sentimento carnale mentre per me è qualcosa di molto spirituale.

I miei genitori stanno insieme da trent’anni, i miei nonni da più di cinquanta. Ma quell’amore lì io posso solo immaginarlo e farmelo raccontare. Sembra più romantico e puro.

Nella stessa canzone dici anche: “Ho mille problemi, ho mille pensieri per la testa”…

S: Ho tante cose a cui pensare. Non ho una casa, vivo praticamente in una stanza di hotel, dormo poche ore a notte da quasi quattro mesi, vedo la mia famiglia una volta la settimana. Aggiungerei anche la pressione dei social, dove la gente cerca spesso un nemico e a volte lo vede in me.

Con la musica posso comunicare messaggi positivi, sento responsabilità verso il pubblico e questo a volte mi porta a vivere una vita che non corrisponde alla mia età anagrafica.

Continuo a citarti utilizzando i versi delle tue canzoni: “Prendo la metro per portarti un regalo un po’ strano”. Qual è il regalo più strano che hai ricevuto e che hai fatto?

S: Il più bello è la mia nipotina, la figlia di mia sorella. I suoi occhi, il suo visino, le sue mani, sono vita. Forse il più strano che ho fatto è il mio cuore.

Entro l’anno uscirà il tuo nuovo album. Quale direzione musicale stai esplorando?

S: Non lo so ancora ma nella musica ricerco sempre la verità, a prescindere dal genere. Sono figlio di un sacco di influenze, mi piace il cantautorato italiano così come Justin Bieber ed Harry Styles. Forse sto diventando pop, se è giusto definirmi tale.

“Malibù” è stata un successo incredibile. Perché hai scelto proprio Malibù e non un qualunque altro posto nel mondo?

S: Per tanti è sinonimo di estate californiana, il mare, le palme e la lussuria. Ma è anche una città legata a doppio filo con la musica, c’è uno degli studi di registrazione più importanti al mondo, lo Shangri-La dove hanno suonato tutti i grandi, come i Red Hot Chilli Pepper.

C’è una canzone che avresti voluto scrivere?

S: Una su tutte “Afrodite” di Blanco. La ascolto e mi fa del bene.

Tre artisti under 25, che dettano il panorama musicale?

S: Blanco, che ha portato qualcosa di originale e incredibilmente forte. E poi anche Madame e Tha Supreme.

La collab che vorresti fare in questo momento?

S: Ce ne sono moltissime. Sarei fiero e onorato di farla con Jovanotti, un vero idolo della comunicazione. È geniale. Vorrei essere una sua versione 2.0.

Un paio di mesi fa Kanye West ha lanciato il suo album “Donda” con una performance molto più vicina all’arte contemporanea che a un concerto. L’hai seguito?

S: Kanye West con “Donda” ha fatto qualcosa di nuovo. Non gli interessa vendere dischi, vuole fare arte con la musica e fa in modo che la gente (tanta gente) lo ascolti. In Italia siamo ancora lontani da tutto questo, non ci appartiene e non lo capiamo.

L’approccio è interessante, non trovi?

S: Assolutamente. La mia idea musicale è molto vicino a quella. Se parliamo di comunicazione Kanye West è avanti anni luce, crea scenari dove le immagini prendono vita, niente è lasciato al caso e tutto è curato nel minimo dettaglio. Non si limita a fare musica ma vera arte performativa, se ci riesci hai vinto! Al contrario Drake, ad esempio, fa bei pezzi ma si ferma lì.

Che rapporto hai con la tua immagine e la moda?

S: L’immagine è quella di sempre, non è cambiata molto. È vera e mi piace che non sia ben definita. Non mi importa se è femminile, maschile o se per qualcuno è sbagliata. Lo stesso vale per la moda, indosso quello che mi fa stare bene e sentire a mio agio. È un tema che mi appassiona, ricerco i capi, i termini corretti, i designers… è un mondo non lontano dalla musica, parallelo, a volte simbiotico.

La nostra società si basa (ancora ed innegabilmente) sullo stereotipo del bello. Cos’è per Sangio la bellezza?

S: È amare senza filtri e vedere le cose nell’essenza per apprezzarle così come sono. La frase “Sei oggettivamente un bel ragazzo/a” per me è insignificante, le persone belle sono quelle pure.

Da qualche settimana è ricominciato il programma televisivo “Amici” di Maria de Filippi, al quale hai partecipato lo scorso anno. C’è un consiglio che daresti a un allievo della “classe”?

S: Di vivere il momento senza pensare troppo, soprattutto al dopo. Non ci si deve precludere nulla, tutti gli errori, le sconfitte, le vittorie servono a crescere e sono indispensabili. Rimpiango quei giorni, vivevo in pace in una bolla. Ora sono nel mondo, sulla terra e le cose sono ben diverse!

a cura di L’OFFICIEL

Photography GABRIELE D’AGOSTINO

Styling MARCO DE LUCIA e PAOLA DE CEGLI