Le meraviglie di Alda Merini

Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini...

99
Ho conosciuto in te, di Alda Merini

Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odorano il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.




La vita di Alda Merini (21 marzo 1931 –  1° novembre 2009)

Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931 da una famiglia modesta. Suo padre era impiegato per la Assicurazioni Generali di Venezia e sua madre era una casalinga. Alda aveva una sorella maggiore, Anna, e un fratello minore, Ezio.

Suo padre incoraggiò l’interesse di Alda Merini per la lettura e la scrittura pubblicando un piccolo opuscolo delle sue poesie a dieci anni. Alda aveva anche un insegnante che le andava a casa per darle lezioni di piano.







Alda Merini completò la scuola elementare con ottimi voti, ma alla fine della guerra suo padre non avendo alcuna fonte di reddito la mandò per tre anni alla scuola professionale Laura Solera Mangazza per studiare stenografia.

Successivamente presentò domanda di ammissione al liceo Liceo Manzoni, ma non fu accettata a causa di un punteggio insufficiente al test d’ingresso di italiano.

Le meraviglie di Alda Merini
I poeti lavorano di notte, di Alda Merini

“I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio
ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.”

Le meraviglie di Alda Merini

 








Fiore di poesia, di Alda Merini

“Ci sono notti
che non accadono mai
e tu le cerchi
muovendo le labbra.
Poi t’immagini seduto
al posto degli dèi.
E non sai dire
dove stia il sacrilegio:
se nel ripudio
dell’età adulta
che nulla perdona
o nella brama
d’essere immortale
per vivere infinite
attese di notti
che non accadono mai.”








“L’amore,
quello che io cerco
non è certo dentro il tuo corpo
che adagi su donne facili
senza alcuno spessore.
L’amore quello che voglio io
è la costante presenza
è l’occhio vigile del padrone
che arde del suo cavallo.
Così ho cavalcato cavalli d’ombra
e gli altri che mi hanno
visto correre senza briglie
mi hanno considerato pazza.
In effetti una donna che vive sola
senza uno scudo istoriato
senza una storia di bimbi
non è né madre né donna
ma un ibrido nome che viene
stampato in calce alla tua pagina.”




Vuoto d’amore, di Alda Merini

“Spazio

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.”





“Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci.”
― Alda Merini


“Agli oggetti non importa nulla della nostra vita, ma a noi interessa molto la storia di questi esseri feroci che invadono il nostro mattino. Questi esseri che si svegliano con noi all’alba e che continuano a ripetere crudeli: “Sei ancora qui con noi, ancora una volta viva.”
― Alda Merini, La vita facile: Sillabario


“Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.”
― Alda Merini




Il limite della follia

 


















www.reccom.org