Aggiungi magia alla filosofia naturale e alle prime conoscenze della chimica e avrai l’antica arte dell’alchimia. Gli alchimisti hanno cercato di trasformare varie sostanze in oro e hanno cercato l’ elisir dell’immortalità.

La Porta Alchemica di Rivodutri è un misterioso portale o portale del XVII secolo ricoperto di elaborati intagli e simboli alchemici. La Porta Alchemica di Rivodutri è particolarmente interessante per la sua storia offuscata e per la sua connessione con lo strano mondo alchemico.




Una breve panoramica storica della Porta Alchemica di Rivodutri
La Porta Alchemica di Rivodutri si trova a Rivodutri, un piccolo comune della regione Lazio centrale. La prima metà del nome del paese, cioè “rivo”, deriva da “rivus” che significa torrente, mentre la sua seconda metà, “dutri”, non sembra avere un significato particolare.

Non è chiaro quando sia stata fondata Rivodutri, anche se si pensa che la città sia stata fondata nel XII o XIII secolo d.C., quando furono unificati gli insediamenti più piccoli sparsi nella zona. Sembra che Rivodutri non sia mai stata al centro di nessun grande evento storico, ma fu coinvolta nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini.




Rivodutri fu colpita da un violento terremoto nel 1948, che ridusse in macerie gran parte della città. Si può presumere che tra gli edifici distrutti c’erano quelli che avrebbero potuto raccontare la storia del passato della città. In ogni caso, la Porta Alchemica di Rivodutri è stato uno degli elementi architettonici di Rivodutri che ha avuto la fortuna di sopravvivere al terremoto. Al tempo della catastrofe, la Porta Alchemica di Rivodutri aveva già una storia colorata alle spalle.

Porta Alchemica conosciuta anche come la porta Nicolò

Anche se popolarmente chiamata Porta Alchemica di Rivodutri, per evitare confusione con il più famoso portale alchemico di Roma, questa porta è nota anche come Porta Nicolò. Si ritiene che l’edificio originario di cui faceva parte la porta fosse un tempo proprietà della famiglia Nicolò. La famiglia entrò in possesso del palazzo nel 1757, quando fu loro lasciato in eredità da un certo Don Bernardino, appartenuto alla famiglia Camisciotti.

È stato ipotizzato che la porta sia stata realizzata dai Camisciotti, una potente famiglia cittadina nel XVII secolo d.C. I membri della famiglia sono spesso menzionati come detentori di importanti incarichi di amministrazione pubblica ed ecclesiastici durante quel periodo.




Nel 1874 l’edificio fu trasformato in Scuola femminile e Case per dipendenti, dopo essere stato ceduto all’amministrazione comunale. Alla fine del XIX secolo d.C., l’edificio, insieme a diverse case, fu demolito, mentre veniva ampliata la via principale del paese, Via Dritta (oggi Via Umberto I).

Di conseguenza, la Porta Alchemica di Rivodutri fu portata in una nuova posizione e collocata lì. In seguito al terremoto, la Porta Alchemica di Rivodutri fu smantellata e conservata in un magazzino comunale. Circa 30 anni dopo, il portale è stato ricomposto nella sua sede originaria, dove da allora funge da porta d’accesso a un piccolo giardino pubblico.




Il cuore in fiamme sulla Porta Alchemica di Rivodutri

Le connessioni della porta alla pseudoscienza dell’alchimia
La Porta Alchemica di Rivodutri possiede incisioni e simboli legati all’alchimia. Uno degli obiettivi noti di questo ramo della conoscenza è la trasmutazione dei metalli di base in oro.




Ma sulla base dei simboli su questa porta, è stato suggerito che il suo costruttore non fosse così interessato alla trasformazione materiale dei metalli in oro. Era più interessato a una trasformazione spirituale umana da uno stato di ignoranza a uno di illuminazione.

Lo si vede, ad esempio, nel cuore in fiamme, che occupa la posizione della chiave di volta. Si pensa che questo simbolo sia una rappresentazione dell’amore universale di Cristo. Un altro simbolo cristiano sulla porta è il Chi Rho, uno dei più antichi cristogrammi.




Il simbolo cristiano Chi Rho che si trova sulla Porta Alchemica di Rivodutri 
Il simbolo cristiano Chi Rho che si trova sulla Porta Alchemica di Rivodutri

I simboli sulla Porta Alchemica di Rivodutri, tuttavia, non si limitano a quelli cristiani. C’è, ad esempio, una figura a due teste con una corona in cima all’arco, sopra il cuore in fiamme. È stato suggerito che questa figura rappresenti Ermafrodito, un antico dio greco che si credeva fosse la progenie di Hermes e Afrodite. Un’interpretazione comune di questa figura è che rappresenta l’unione degli opposti, necessaria per il raggiungimento dell’illuminazione.





Oltre all’unità del maschio e della femmina, la figura rappresenta anche l’unità di spirito e materia. La posizione del simbolo sulla parte superiore della porta suggerisce anche che questo è l’apice del processo alchemico per l’ignoto alchimista Rivodutri che ha costruito la porta.

Oltre a questi simboli, ci sono anche numerose iscrizioni in latino sulla Porta Alchemica di Rivodutri. Quello associato alla figura a due teste, ad esempio, è “REX ET REGINA”, che significa “Re e Regina”.

Le altre iscrizioni, invece, sono più criptiche. Ad esempio, c’è un’iscrizione che recita “EX TUA MEA LUX EX MEA TUA”, che può essere tradotta per significare “Dalla mia luce alla tua, dalla tua alla mia”. Si ipotizza che questo possa essere un riferimento alla conversione del corpo in spirito e dello spirito in corpo.





C’è più di una porta alchemica in Italia

Per quanto sorprendente sia la Porta Alchemica di Rivodutri, non è un oggetto del tutto unico in Europa. Nel 17° secolo in Italia e in altre parti d’Europa, così, l’alchimia era un inseguimento popolare tra la nobiltà.

A Roma, ad esempio, c’era un gruppo di alchimisti conosciuti come gli “Alchimisti di Palazzo Riario”, che si incontravano alla corte di Cristina, l’ex regina di Svezia che viveva in esilio in città.




Uno di questi alchimisti era Massimiliano Palombara, marchese romano. Palombara era così entusiasta dell’alchimia che la villa che costruì aveva cinque porte, ognuna delle quali aveva simboli alchemici, molto simili a quella di Rivodutri. Oggi, tuttavia, solo una di queste porte è sopravvissuta, e può essere vista all’interno di piazza Vittorio Emanuele II, che oggi è un parco.

Secondo la leggenda, i simboli sulla Porta Alchemica di Roma contengono la ricetta per la trasformazione dei metalli di base in oro. Palombara avrebbe ricevuto la ricetta da un alchimista in visita. Dal momento che il marchese non era in grado di decifrare la ricetta, la fece incidere sulla porta, nella speranza che qualcuno alla fine l’avrebbe risolta.




Per concludere, è chiaro che la Porta Alchemica di Rivodutri e la sua controparte a Roma trattano entrambe il tema dell’alchimia. Tuttavia, i simboli su entrambe le porte sono abbastanza diversi, un riflesso dei vari interessi che avevano gli alchimisti.

Nel caso della Porta Alchemica di Rivodutri, l’interesse primario era la trasformazione del corpo e dello spirito. Il portale più famoso di Roma, invece, è associato alla credenza che fosse possibile tramutare i metalli vili in oro.




La porta magica di piazza Vittorio Emanuele a Roma

La Porta Alchemica di Rivodutri