Il Monte degli Inferi

Gli spiriti che si impossessano della città, attraverso lo stravolgimento delle regole e la reimmersione nel caos primordiale, provocano la purificazione dell’intera città e quindi favoriscono il rinnovamento generale e la rinascita. 

Luogo denso di culti, misteri, miti e leggende risalenti fino all’uomo neolitico, Il Monte degli Inferi, il Soratte, fu sede dei sacerdoti Hirpi di Soranus. Virgilio identificò l’oscuro dio del Soratte con il dio greco Apollo, il signore della profezia.  Il primitivo culto Soranus=Apollo, il dio solare e “Sole Nero”, ctonio (facoltà oracolari), plutoniano, sovrano dell’Oltretomba, dio degli inferi, Dis Pater, con l’ingesso nella “Porta dell’aldilà”.

La montagna ha una città sotterranea corazzata, è recente un ritrovamento di un cimitero risalente a ben 8000 anni fa, con delle colonne ubicate a 30 metri di profondità nel sito funerario, come un portale magico di un culto ancestrale. Tutto il monte Soratte è un santuario multiculturale, esoterico e di antichissimi culti. Il dio veniva rappresentato con un mantello di pelle di lupo, le cui fauci erano poste sulla testa.

Nell’Eneide è scritto che sul Soratte si svolgevano riti in onore ad Apollo:

“Apollo
sommo fra tutti gli dèi, custode del santo Soratte,
te che noi veneriamo da sempre, alimentando i tuoi fuochi
con cataste di pino, e, tra le fiamme, fidenti nella nostra
spandevozione, pestiamo a piedi nudi distese di braci…”

Nell’Eneide è Arrunte, guerriero e sacerdote d’Apollo, a rivolgere la sua preghiera al dio del Soratte prima di uccidere la vergine guerriera Camilla.
Nelle Guerre Puniche Silio Italico chiama il guerriero Equano “figlio del Soratte” e lo descrive maestoso, corpulento, coperto d’armi scintillanti e in grado di accogliere il furore divino.

Gli Hirpi Sorani, formavano un sodalizio di uomini preposti all’esecuzione di riti purificatori. Celebravano i loro riti ancestrali in onore del Dio Lupo, i mistici del culto di Soranus, erano dei Männerbund. Un sodalizio di uomini dediti alle attività di guerra e rapina, cui si poteva accedere solo dopo aver superato un rito di iniziazione.

Gli Hirpi Sorani, selvaggi uomini-bestia, ricordano da vicino i germanici berserkir (uomini-orso) e úlfédhnar (uomini-lupo), i terribili guerrieri-bestia che combattevano in uno stato di furore mistico,in­sensibili al dolore.

Gli uomini-lupo erano gli eredi di una spiritualità primordiale e antichissima comune a tutti i popoli del mondo, quella sciamanica. Eseguivano un rito annuale: posseduti dal Dio, accendevano molta legna di pino espandendo le braci ardenti, camminandoci a piedi nudi senza percepire dolore per tre volte. Come una danza, portando in questo modo le carni, i doni, gli exta,le offerte sacrificali fino all’altare del dio Soranus. Il rituale veniva eseguito in concomitanza con il Solstizio d’Estate.

Varrone narra che i sacerdoti riuscivano a farlo dopo essersi sfregati sulla pianta dei piedi “una droga che impediva l’azione del fuoco”. Il passaggio sul fuoco è riconosciuto elemento purificatore cerimoniale. I “lupi” come emissari del mondo dei morti, elementi messi in luce nell’analisi dei Lupercalia.

Con il sacrificio di una capra procedevano tramite imitazione o trasformazione in lupo. Non soltanto i Sabini del Soratte si sforzavano di appropriarsi della forza di questa fiera, cercavano anche di indebolire, con sacrifici, la sua potenza pericolosa di tenebre morte.

Ancora in ambito falisco si ha memoria di bambini sacrificati. Soranus è equivalente Aita, l’Hades etrusco. In diverse attestazioni iconografiche è raffigurato sul trono dell’aldilà con la testa ricoperta dalle spoglie di un lupo con le fauci spalancate.

Sempre in ambito etrusco, l’esistenza di demoni lupo, con la testa di lupo, è comprovata da una serie di urne lapidee e fittili che lo mostrano mentre cerca di trascinare sottoterra un uomo. Presumibilmente il defunto, che inutilmente cerca di resistergli.

Gli spiriti che si impossessano della città, attraverso lo stravolgimento delle regole e la reimmersione nel caos primordiale, provocano la purificazione dell’intera città e quindi favoriscono il rinnovamento generale e la rinascita. 

Sembra che i cultisti fossero in grado di “diventare lupi” essi stessi o che in seguito a una maledizione, erano costretti da poteri oscuri a diventarlo

Quest’ultimo elemento è in particolare evidenziato dalle frustate dei luperci, che corrisponde alla fecondazione delle lupe, ovvero le donne romane nella loro accezione prettamente sessuale. Tracce dell’antico tempio si possono osservare nella cripta della Chiesa di San Silvestro.

La ferinità degli Hirpi, segnalata già dal nome, si esplicava nel rapimento degli exta riservati al Pater Soranus durante la cerimonia sacra che si svolgeva sul monte Soratte, proprio come Remo, vincitore del primo lupercale, si cibò degli exta (crudi) riservati a Fauno, tradizione perpetuata dal suo gruppo di luperci, i Fabiani.

La vita dell’iniziato era  una vita dedita al brigantaggio e alla rapina, con lo statuto di homo sacer, escluso dalle norme civili e da qualunque forma di diritto. Carandini lo ha paragonato all’uomo-lupo (wargus) di scandinavi e germani, caratterizzato dalla sua posizione al confine tra ferinità e umanità.

Il lupo era considerato come componente femminile creatrice e nutrice, come capostipite di un popolo e come demone.

Il fenomeno che ha origini greche ed etrusche, era il legame tra inferi e forze regolatrici della terra di nascita e morte dei prodotti degli esseri viventi e della terra, regolatore della fertilità (cosmogonia germanica e celtica).

Nel pantheon germanico è presente un lupo mostruoso che divora gli dei e gli astri, causando non solo la fine del mondo ma anche la sua rinascita. La valenza del lupo è presente nelle iniziazioni rituali. In alcuni riti si facevano allontanare i giovani ai margini della comunità facendoli vivere di brigantaggio con lo scopo di fargli apprezzare il valore della vita civile.

Ladri e criminali in effetti sono poi sempre stati associati alla figura del lupo e venivano mandati nell’ “Asylum”, dove trovavano nuova vita servi fuggitivi e criminali in un luogo sacro al dio lupo.

Seconda la credenza chi veniva visto da un lupo diventava muto. I luperci rappresentavano lo stato umano prima dell’avvento della civiltà, un mondo regolato dall’aggressività e dagli impulsi naturali. I  n definitiva quella che si potrebbe definire vita da lupi. La ferinità dei luperci e l’estraneità alla società civile sono marcate dalla nudità.

La lupa come nutrice è un tema diffusissimo, a partire dal mito Latona in procinto di partorire Apollo (=Lupo) e Artemide che corrispondono ai dei romani Sorano-Feronia. Altri esempi di lupa che allatta neonati sono contenuti nei racconti di Mileto, Cidone, Licasto e Parrasio. 
Tra le connessioni più evidenti dei lupi con il mondo infero, presso i Greci, i Mormolyke, la lupa considerata nutrice dell’Acheronte, e la caratterizzazione di Ecate come lupa
Il lupo si caratterizza soprattutto in rapporto alla demonologia. Le maggiori divinità dell’Oltretomba mostrano un collegamento con il lupo, in attestazioni iconografiche provenienti dalle pitture e rilievi funerari. L’equivalente etrusco di Hades e demoni che popolano gli inferi sono raffigurati come lupi.

Personaggi a testa di lupo o rivestiti dalle spoglie di un lupo. L’antropomorfizzazione testimonia l’originaria natura animale dei demoni. Gli Hirpi del Soratte sono ricordati da più fonti, come un gruppo di famiglie, probabilmente di natura sacerdotale.

I Lupercalia risalgono al calendario arcaico. Sono connessi ai riti di fine anno, alle festività dei morti dei “Parentalia” di febbraio dal quale nasce la presenza della fondazione “Acca Larenzia” patrona del mondo dei morti, presente nel ciclo romuleo ed erculeo.

Il significato che gli antichi attribuivano alla figura del lupo è molto più profonda di quello che si può associare oggi giorno all’appartenenza geologica dell’animale. Il Soratte era uno dei 3 più grandi insediamenti licantropi europei e la grande sabba delle streghe.

Il mito dei Sacerdoti Lupo
Dea dai molteplici aspetti è posta a tutela di quella natura selvaggia. Protegge boschi, animali selvaggi (le “fiere”), messi, malati e, come Diana, gli schiavi liberati. Una divinità della vita e della morte.
Servio (ad Aen. Xi 785), che riporta come eziologia degli Hirpi la leggenda di un gruppo di pastori che vive ai piedi del Soratte. “Ai tempi del Primo Sacrificio, in cima al monte Soratte un branco di lupi giganteschi arrivò all’improvviso rubando le carni delle vittime sacrificali, fuggendo poi via per la foresta impervia.
Un gruppo di uomini ne seguì le tracce fino a una grotta che emanava vapori infernali.
Le esalazioni tossiche uccisero quasi tutti gli umani, proteggendo i lupi. La Lupercalia fu l’ultima festività pagana a essere abolita dopo la cristianizzazione. Era un rituale importantissimo di fertilità e iniziazione per i giovani uomini nobili, che si teneva il 15 febbraio.
I pochi che sopravvissero tornarono nel villaggio, dove in breve comparve un morbo misterioso che decimò la popolazione. Quando venne Suri, Dio lupo etrusco interpellato l’Oracolo, rivelò che i Lupi erano protetti da Dis Pater (Plutone), il Dio dell’Aldilà, e che seguirli fino alla Caverna proibita causò la pestilenza.”
L’unico modo che gli uomini, colpevoli dell’atto sacrilego, avevano per chiedere perdono e acquietare gli spiriti sarebbe stato proprio, da quel giorno in avanti, quello di comportarsi come lupi. Così nacquero gli Hirpi Sorani e lo stesso popolo passò alla storia come “irpini”.

Servius identifica Sorano con Dis, il dio romano dell’aldilà e della morte. In tempi recenti, il nome è stato connesso con Suri, dio Etrusco della purificazione, delle profezie, ma la giusta traduzione di Soratte ancora è un mistero.

Si connette il dio Soranus con gli Hirpi, “lupu” in etrusco significa “morte”, la dea paredra dei sacerdoti-lupi era Feronia, detta Ferocia, antichissima dea italica dei boschi e della guarigione. Feronia aveva un luogo di culto nei pressi del monte,il fanum Feroniae, ormai andato perduto, ma una Fonte dai leggendari poteri terapeutici parte del complesso permane tuttora.