FOH ON STAGE: Intervista a Carlo Turetta, fonico del Politeama Rossetti

La nostra rubrica FOH ON STAGE continua con una nuova intervista ad un grande fonico del nostro panorama italiano da tanti anni: Carlo Turetta. Siamo andati a Trieste al Politeama Rossetti dove lui è fonico residente e responsabile tecnico audio dal 1984. Lo ha intervistato per Sorox la nostra corrispondente Marta Galdieri, fonica anche lei per degli eventi del Teatro Rossetti nella stagione estiva 2021.

Qual è stato il tuo lavoro in teatro?

Il mio lavoro in teatro è stato quello di  creare il settore fonico che non esisteva, perché una volta il fonico al teatro lo faceva l’attrezzista, che era la figura che si occupava dell’arredo delle scenografie. L’attrezzista all’epoca montava il magnetofono, c’erano i Revox, amplificatore e due casse e mandava praticamente sempre musica d’inizio e musica finale per ringraziamenti. Gli spettacoli non erano amplificati, forse l’unico in tutta Italia che usava sempre amplificazione, con il suo sm58, era Carmelo Bene.

Quale tra questi è quello in cui preferisce lavorare?

Il lavoro da concerto, a opere teatrali, sono cose totalmente diverse da loro, in studio è un altro lavoro, di tutti questi settori, quello che è cambiato molto in tutti questi anni è il lavoro del fonico in teatro.

Come ha visto cambiare il lavoro e il ruolo del fonico in teatro nel corso degli anni?

Il teatro mi piace, le tecnologie sono migliorate, non sono più delle montagne di casse ma sono dei piccoli line array che spingono da morire, i banchi non sono più i banchi analogici da 50/60 canali, non abbiamo più colonne di rack di effettistiche. Le scene dovevi creartele tutte a mano. I primi mixer avevano di automazione solo accensione e spegnimenti simultanei di canali, potevi fare dei gruppi di muting, mutavi alcuni canali, ne aprivi altri e lavoravi con i sub gruppi, ora con i nuovi mixer hai veramente tutto. Fino agi anni 90 quando ho iniziato a lavorare con i cd si lavorava con i revox, con i registratori a bobine, registravo le colonne sonore su bobine, la bobina aveva 3,4 Km di nastro completamente nero ed in allestimento si doveva tagliare e ricucire i nastri!

Il lavoro di un fonico degli anni ’80 era molto complicato?

Si! ahah servivano mille mani! Nel 1990/1991 ho fatto uno spettacolo in multitraccia, fai conto che avevo un registratore ad otto tracce ed ogni traccia andava in una fonte diversa, per far girare il suono non avevi software, o o facevi a mano o registravi in multitraccia e lasciavi aperti in diffusione, ogni canale andava in un canale diverso e così si faceva appunto girare il suono. Avevo quest’otto tracce ed otto a due tracce, eravamo in tre a lavorarci! Ognuno di noi faceva partire di volta in volta una parte, ognuno di noi aveva due/tre magnetofoni da far partire.  Per andare al brano successivo a quei tempi non c’era mica lo skip, c’era “corri avanti”, nel nastro nero ti mettevi delle cose colorate, rosse, gialle, vendevano proprio il nastro multicolore per questi lavori, ti puntavi quindi per andare avanti sul colore successivo che era la traccia successiva. Oggi con Qlab fai quello che vuoi, mandi quello che vuoi su quanti canali vuoi e fa ogni cosa.  Oggi si fanno molte più cose, molto più velocemente riuscendo ad accontentare il regista in tempo reale. Se il regista cambiava idea sull’ordine di una scaletta e voleva spostare una traccia, si doveva tirar via pezzi di nastro, incollarci altri pezzi di nastro con registrate altre musiche, per averle in sequenza.

Pensa che l’allestimento audio di una rappresentazione o teatrale al chiuso o all’aperto, abbia seguito la stessa evoluzione di quella di un concerto pop/rock?

Sai una volta dovevi montare montagne di casse per fare un evento all’aperto, adesso la tecnologia ti permette di avere strumentazioni efficienti, mixer digitali che sostituiscono colonne di rack effetti, i live sono cambiati moltissimo rispetto al cinema e al teatro.

Trova il rapporto con artisti e produzione differente da quello esistente in altri ambiti dello stesso settore?

Negli anni è cambiato moltissimo, oggi si guarda esageratamente al denaro, una volta quando una produzione decideva di fare eventi alla grande, il fonico faceva la “lista della spesa” del materiale adatto per eseguire uno spettacolo di qualità, oggi la lista viene tagliata sovente per il risparmio.

Personalmente ha delle preferenze sui set up da utilizzare? (PA, monitor, microfoni)

Ovviamente si, ci sono dei marchi che sono sempre affidabili, le mie preferenze per gli impianti sono i Meyer Sound, L-Acoustic, d&b audiotechnik, ciò non toglie che esistono anche altri marchi che ho usato e mi sono trovato bene, riguardo i microfoni, sono tanti, i Sennheiser, Shure, le dpa che in teatro sono i più usati. Per i monitor dipende da chi hai, se hai artisti che esigono volumi consistenti e devi dargli tanti dB di pressione sonora devi usare dei wedge vicini che hanno tanto volume, per chi vuole tanta pressione sonora e pulizia del suono consiglio gli in-ear che permettono di dare qualsiasi volume e per noi è una salvezza anche se per me noi il mix è più complicato poiché le dinamiche dirette nelle orecchie ha bisogno di un ascolto omogeneo durante tutto lo spettacolo, servirebbe sempre avere un fonico di palco, un fonico di sala ed un microfonista




Quale percorso consiglierebbe alle “nuove leve” che volessero lavorare come fonici in teatro?

Ho trovato utilissima la mia formazione di perito elettronico, se conosci bene a livello elettronico le macchine sai come farle lavorare bene ma anche la formazione musicale è molto utile.

Hai lavorato con tanti grandi fonici, tra cui due nostri colleghi romani, Franco Patimo e Daniele Pantusa per “Bentornato Politeama”, con Baudo, per all’inaugurazione del Rossetti post ristrutturazione, come ti sei trovato a lavorare con loro?

Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti grandi tecnici, Daniele Pantusa era fonico di palco e Franco Patimo ed io eravamo a fondo sala. É un piacere collaborare con dei colleghi validi. Abbiamo collaborato con molti tecnici affermati al Rossetti.  Abbiamo fatto grandi spettacoli tra cui “A me gli occhi please” con Gigi Proietti, montando tre linee di delay in piazza Unità in una struttura gigantesca che occupava quasi tutta la piazza e li c’era il fonico di Proietti, Massimo di Rollo. Bellissimi lavori.







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