Arriva Diabolik al cinema. Intervista al produttore Carlo Macchitella

Arriva Diabolik al cinema. Intervista al produttore Carlo Macchitella
Arriva Diabolik al cinema. Intervista al produttore Carlo Macchitella
Arriva finalmente nelle sale cinematografiche a Dicembre prossimo, l’attesissima versione cinematografica di Diabolik con il bravissimo e pluripremiato Luca Marinelli nelle vesti di Diabolik, la talentuosa Miriam Leone che interpreta una affascinante Eva Kant, e l’ottimo Valerio Mastandrea nei panni dell’ispettore Ginko, la regia è dei Manetti Bros garanzia di qualità e innovazione nel cinema (AMMORE E MALAVITA) e nella televisione (L’Ispettore Coliandro) e vincitori del David di Donatello 2018 come miglior film con “Ammore e Malavita”.

 

Diabolik è stato realizzato dalla Casa di produzione MOMPRACEM in collaborazione con RAICINEMA e sarà distribuito in Italia da 01 Distribution.

Diabolik il film, è tratto dal famoso fumetto creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani per la casa Editrice Astorina. Un mitico logo creato dall’architetto Remo Berselli, una grafica accattivante e di grande impatto con  linee  eleganti  ma decise  realizzata dal disegnatore storico Enzo Facciolo, recentemente scomparso, lo sguardo magnetico e penetrante del protagonista, la calzamaglia nera, le storie noir avvincenti  di un antieroe, lo  hanno fatto diventare ben presto un fenomeno di costume e un brand italiano  del fumetto per eccellenza, con una folto numero di appassionati collezionisti dei suoi albi a fumetto.

Cinquanta anni fa ci provò Mario Bava a portarlo al cinema, ma, come ammise Dino de Laurentiis, che lo produsse, “è stato un insuccesso. Non abbiamo fatto il Diabolik delle Giussani, ma uno 007 cattivo”.

Negli anni abbiamo poi assistito a rifacimenti e molte parodie come CattiviK (fumetto di Bonvi) ma anche  al cinema il mitico “Arriva Dorellik” diretto da Steno con un irresistibile Johnny Dorelli.

Parliamo del film Diabolik, della sua prossima uscita nelle sale, ma anche della situazione particolare in cui si è venuto a trovare il cinema con la crisi post Covid, con Carlo Macchitella produttore del film insieme ai Manetti Bros.

Carlo Macchitella si distingue per essere un produttore cinematografico e televisivo, Illuminato e con uno sguardo sempre innovativo verso il prodotto, in cui cerca abilmente di coniugare qualità e mercato per raggiungere un  pubblico il più vasto possibile e non solo di nicchia.

Penso ad AMMORE E MALAVITA, divertente e originale musical  con Serena Rossi, Gianpaolo Morelli, Claudia Gerini e Carlo Buccirosso. 

Ma anche lo struggente PASSIONE  di e con John Turturro, La PECORA NERA interessantissimo esordio al cinema di Ascanio Celestini o la trasposizione in Italia della serie Televisiva Rex e i tanti documentari sulla realtà sociale e culturale italiana.

Carlo Macchitella
Carlo Macchitella

Carlo Macchitella, possiamo dire che il sodalizio nato con i Manetti Bros da alcuni anni, si è dimostrato vincente. Dopo AMMORE E MALAVITA ora un progetto ambizioso e importante  come Diabolik. Come è nata l’idea di  fare Diabolik?

Carlo MacchitellaTutto è nato, oltre che per una passione personale per il fumetto, patrimonio immenso che l’Italia non ha mai sfruttato a dovere per il cinema e la tv (da Tex Willer, a Dylan Dog, da Corto Maltese ad Alan Ford),  per il fatto che  Diabolik, fosse  il brand italiano più  tradotto e conosciuto nel mondo e ci ha stimolato e convinto ad imbarcarci in questa avventura.

Quando uscirà nelle sale italiane DIABOLIK?  

Carlo MacchitellaLa data di uscita è il prossimo 16 dicembre, ma sarebbe dovuto uscire un anno e mezzo fa. Il lockdown ha creato moltissimi problemi al cinema, molti film sono usciti in ritardo o non sono usciti per niente e si sono accontentati dell’uscita streaming.

Noi abbiamo tenuto duro, abbiamo aspettato la riapertura delle sale anche perché pensiamo, e non solo perché il nostro Diabolik è una creatura molto amata, che il film sia  bello e sia nato per la sala. Speriamo che il pubblico ci dia ragione.

Anche il cast è azzeccatissimo: Miriam Leone, Luca Marinelli, Valerio Mastandrea

Carlo MacchitellaSono stati tutti molto bravi perché si sono calati perfettamente nei personaggi e nel clima del film. I Manetti hanno optato per una ambientazione originale anni ‘60 con scenografia e costumi che ci rimandano a quegli anni.

Ne è venuto un film filologicamente perfettamente in linea con il fumetto e con scelte musicali e di effetti speciali in sintonia con questa scelta. Un film costoso per  il cinema italiano ( 10 milioni il budget) ma speriamo in un impatto favorevole sul pubblico italiano e anche estero. Ed inoltre Diabolik 1 è il primo step di un significativo progetto industriale.

In che senso?

Carlo MacchitellaAbbiamo già in cantiere Diabolik 2 e 3, e si sono tutti sorpresi di questa scelta fatta con Raicinema. Ecco, Diabolik, vuole essere una grande scommessa industriale. Cioè il tentativo di fare un prodotto forte e capace di impattare sul mercato. Constatato che Diabolik 1 sarebbe uscito quasi un anno e mezzo dopo rispetto ai nostri programmi , abbiamo cominciato a pensare che se noi ci fossimo messi a produrre il 2 e il 3 dopo l’uscita del primo nel 2022, li avremmo avuti  nel 2024 e a quel punto l’effetto sul mercato non ci sarebbe stato. Sarebbe stato infatti complesso tenere in piedi gli stessi attori, sceneggiatori, location dopo 6 anni dal primo ciak…. E quindi abbiamo fatto questa  scommessa con Rai Cinema di partire subito anche se con meno soldi certi dal primo momento, ma andando a cercare finanziamenti all’estero e sul mercato.

Un’operazione industriale per Diabolik 2 e 3  ma anche  un’operazione commerciale, quindi. Ci sarà lo stesso cast?

Carlo MacchitellaNoi abbiamo costruito la cosiddetta  trilogia del diamante rosa (l’amore passato, l’amore presente, l’amore futuro) e ci crediamo molto. Per quanto riguarda il cast… beh, questo è ancora presto per dirlo, ma ci sarà comunque un cast di livello internazionale.

Cosa possiamo aspettarci dalla nuova situazione del cinema?

Carlo MacchitellaNon sappiamo ancora quante sale riapriranno veramente dopo la sosta Covid. Un primo test arriva in questi giorni con l’uscita di 007.

Il film è uscito a Londra lo scorso giovedi 28 settembre, e da noi il 30 settembre e abbiamo già  visto che nel week end,  al botteghino, “No time to Die” ha fatto un incasso di 2.570.000 Euro, battendo l’uscita di Dune (1.261.698) che è attualmente il blockbuster al primo posto in classifica con 5 milioni di euro di incassi

Carlo MacchitellaSi, infatti, e questo ci fa ben sperare. Il ritorno all’80% della capienza delle sale poi dovrebbe aiutare. 007 in Italia non faceva mai meno di 10\15milioni di incassi… vedremo cosa succederà..

Inoltre dovremo capire cosa succederà a Natale. Se a Natale il cinema tornerà ad essere l’appuntamento privilegiato del divertimento e delle famiglie.

Questo sul coté dell’immediato, sul coté della prospettiva, tendenzialmente ci saranno 2 fenomeni: il primo, è che si continueranno a fare per il cinema film spettacolari, come i Marvel per intenderci, il secondo saranno le grandi tradizioni dove la sala è privilegiata, come 007 o Mission impossibile ecc.

Il secondo, dato che non si continueranno a produrre per il cinema i tanti, troppi film degli anni passati, quegli stessi film saranno pensati e prodotti per le piattaforme streaming. Cambierà il prodotto dunque sotto diverse prospettive: interpreti, production value, marketing, regia, linguaggio perché cambieranno i canali distributivi.

Il produttore continuerà a fare il produttore, rimarrà inalterata l’esigenza del prodotto, ma appunto, in seguito all’esperienza del Covid, cambieranno i canali distributivi. Prima del COVID, in sala arrivavano circa 300 film all’anno, è realistico pensare che ne arriveranno circa la metà.

Arrivano in streaming ora dei film che in seguito ai ritardi, meritavano la sala ma sono stati comprati dagli Amazon Studios, da Netflix e da altre piattaforme

Carlo MacchitellaNoi dobbiamo pensare che nel 2023 ci saranno ancora le conseguenze di quello che è stato pensato e prodotto nel pre-covid e quindi ci sarà da parte di molti produttori e delle Major americane  di fare cassa e quindi molti film che potrebbero ancora andare in sala usciranno in streaming. L’incertezza del risultato delle sale a fronte di spese già sostenute e ancora da sostenere frena i produttori, che devono affrontare alti costi per una distribuzione cinematografica. Alla fine è meglio la certezza dello streaming. Quello che accadrà nel 2022 sarà la coda del Covid e farà testo in maniera relativa, la vera svolta si avrà a partire dal 2023.

Quindi quali prospettive si possono immaginare per i tanti piccoli film di qualità spesso indipendenti, come eravamo abituati a vedere arrivare da Francia, Inghilterra, Spagna. Che fine faranno?

Carlo MacchitellaBisogna capire, ancora è presto. Probabilmente però rimarrà uno spazio per il cosiddetto “film d’autore”. Sì penso che il film d’autore sia di produzione che di acquisizione possa resistere anche perché si rivolge a un pubblico che ama la sala e la tradizione dell’andare al cinema.

Ma resisterà anche con il cambiamento a cui ci ha abituato il Covid, alla comodità del nostro divano di casa, del maxi schermo domestico ormai molto diffuso e alla pigrizia che ci ha segnato tutti giovani e meno giovani in questo periodo?

Carlo MacchitellaAlberto Abruzzese scriveva che” la sala è il contesto-pretesto”. Nel senso che la sala dal dopoguerra in poi è stato il pretesto/contesto per degli appuntamenti , abitudini, : uscire con la ragazza, andare a mangiare la pizza, portare i figli al cinema la domenica…Se il contesto/pretesto regge, regge tutto..

Comunque tutto si capirà nel 2023?

Carlo MacchitellaCerto, perché le grandi Major americane, i loro mainstream ad esempio, hanno rimandato tutte le uscite alla primavera 2022, anche a causa della popolazione americana che ha ancora un basso tasso di vaccinazione, quindi una serie di grandi film, a partire da “Mission Impossible” usciranno non prima della primavera del ’22. Oppure si assisterà a delle operazioni  anomale, come  ha fatto Disney con “BLACK WIDOW” , facendolo contemporaneamente uscire in sala, e in streaming a pagamento. Quindi il 2022 sarà un anno di assestamento, ma decisivo.

Comunque siamo in una fase di novità, chi avrà da guadagnare sono i produttori, se saranno in grado di recepire i segnali e le esigenze di target diversificati, cioè un conto è produrre un film per la sala, un conto è produrre lo stesso film per la  piattaforma.  Ovviamente in questo secondo caso hai delle esigenze diverse. Ad esempio ci sono degli attori che per la piattaforma sono diventati dei punti di riferimento indispensabili , mentre un anno fa in sala ti saresti chiesto “ma  questo chi lo conosce?”. Cambiano le esigenze di production value, non si produrrà con meno soldi  ma avrai ,  ad esempio, delle  maggiori esigenze di ritmo.  Il vecchio discorso che “ in televisione contano i primi 15 minuti e al cinema contano gli ultimi 15 “cambierà.

Perché magari un film visto in sala che non ha un gran ritmo all’inizio ma ha gli ultimi 15 decisivi, può cambiare di molto il giudizio di uno spettatore cinematografico che resta in sala dall’inizio alla fine e non può usare il telecomando per cambiare.

Quindi si dovrà trovare una mediazione tra queste due caratteristiche. Non è un caso che i film per lo streaming ad oggi, non siano di grande qualità, perchè chi li produce è abituato, seguendo certi algoritmi, al meccanismo della serialità che non ha bisogno di grandi impatti narrativi, perché può usufruire della continuità tipica del prodotto seriale.

E’ anche un problema di costi

Carlo MacchitellaSi è un problema di costi, perché comunque hai bisogno di fare 8 puntate. Ecco, il cinema di Netflix, il cinema di Amazon è improntato sulla serialità e quindi la gente si distrae, si annoia, non avendo il meccanismo trainante del “cosa accadrà nel prossimo episodio”

Certo ci sarà una grande scommessa produttiva e in questo gli europei saranno probabilmente più bravi degli americani, però questo ancora non si capisce. Amazon e Netflix ad oggi, sono più abituati a comprare che a impostare o produrre.

Su NETFLIX però, si avverte molto la differenza tra la serialità Italiana e quella straniera. Penso alla CASA DI CARTA o a FAUDA.

Carlo MacchitellaCerto, perché la serialità italiana  non ha ancora trovato il suo nuovo registro narrativo , anche se alcune hanno funzionato bene come ad esempio “GENERAZIONE 56K, (The Jackal) prodotto pensato per i giovani e in fondo anche “SUMMERTIME” ha avuto un suo spazio per gli spettatori teen. Mentre le serie, rivolte ad un pubblico non strettamente targettizzato,  non hanno avuto riscontri validi di pubblico

Anche perché Netflix è il canale teen per eccellenza

Carlo Macchitella. Certo, però mentre sul teen noi abbiamo la possibilità di recuperare a breve, sull’altro terreno abbiamo ancora  ostacoli da superare anche se, non scordiamoci, che abbiamo prodotto serie come  La piovra o Gomorra che non solo sono stati  grandi successi internazionali, ma hanno cambiato il modo di produrre la serialità e il suo linguaggio. Quindi secondo me la vera sfida si gioca nei prossimi 10 anni. E’ un periodo estremamente stimolante. Dopo un grande fermo sta partendo un’esplosione di idee, startup, progetti a cui dobbiamo partecipare con entusiasmo e fiducia.

intervista di Patrizia Romani per key4biz

Cinema, recensione dell’ “italiano” Diabolik

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