Da chi ho ereditato la mia anima? Rudolf Steiner

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Rudolf Steiner

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Una conferenza tenuta a Berna il 14 dicembre 1920

Testo originale tedesco: Von wem habe ich meine Seele geerbt?

L’editore e il redattore non esercitano diritti sui testi di Rudolf Steiner qui stampati.

DA CHI HO EREDITATO LA MIA ANIMA?

indice

Le componenti dell’uomo dopo la sua morte                               

La via del corpo astrale (dell’anima) e quella dell’Io (dello spirito)

Alla nascita si uniscono nel corpo forze cosmiche e forze terrene – così si formano l’intelletto e la volontà, in mezzo alle quali c’è il sentire                                                                                   

Il sistema neurosensoriale si riconduce alla vita passata – l’allievo di yoga l’ha appreso grazie agli esercizi di respirazione

Oggi la meditazione deve partire dal pensiero: non da un processo fisico, bensì animico

Le idee matematiche sono a priori poiché vengono acquisite prima della nascita nel vissuto dell’universo

L’uomo eredita il corpo dagli antenati fisici, ma l’anima no – essa viene dal mondo spirituale

La maggior parte dell’attuale popolazione europea ha vissuto nelle vesti di pellirossa ai tempi del loro sterminio

Oggi in Asia vivono molte anime che sono vissute in Europa all’epoca delle invasioni barbariche e che hanno assimilato il cristianesimo

La maggior parte della popolazione americana ha vissuto in Oriente alla svolta dei tempi

In molti uomini è presente una nostalgia per la scienza dello spirito – e allo scienziato spirituale si deve credere né più né meno che all’astronomo

Il materialismo prende in considerazione solo lo sviluppo del corpo, il che porta al nazionalismo

L’opposizione diventa sempre più forte, ma la scienza dello spirito tende imperterrita ad un’osservazione totale che comprenda corpo e anima

Termini specifici della scienza dello spirito

Miei cari amici!

Oggi vogliamo cominciare osservando un po’ lo sviluppo dell’anima attraverso le vite che si susseguono sulla Terra. I fenomeni esterni che si manifestano li conoscete per esservi già occupati della scienza dello spirito. Oggi però vogliamo parlare di alcune cose che hanno bisogno di essere esaminate più in dettaglio. Sapete che quando l’uomo attraversa la soglia della morte la prima cosa che fa è abbandonare il suo corpo fisico. Dapprima ha quello che chiamiamo l’Io con tutto il suo contenuto, poi quello che chiamiamo corpo astrale e anche il corpo eterico, seppure per poco tempo. Questo periodo in cui l’uomo ha ancora il corpo eterico è per lui tempo dedicato allo sguardo retrospettivo sulla sua ultima vita terrena. La vita appena trascorsa appare alla sua anima come in un quadro. Finisce che questo corpo eterico viene sospinto verso l’alto, nello spazio cosmico, come il corpo fisico viene spinto verso il basso, sulla Terra. Ecco allora che l’uomo è insieme al suo corpo astrale. In questo corpo astrale abbiamo ancora gli effetti del corpo eterico, quindi tutto ciò che il corpo astrale ha vissuto per il fatto di essere insieme al corpo eterico e a quello fisico nell’ultima incarnazione terrena. Sapete che ci vuole più tempo prima che anche il corpo astrale venga abbandonato. Ho già fatto notare anche nella nostra letteratura che non si deve parlare in maniera radicale di un dissolvimento del corpo eterico e di quello astrale, ma che questo dissolvimento è in realtà un entrare nel cosmo da parte di quelle forze che l’uomo ha dentro di sé. Il corpo eterico in un certo senso porta in sé le impronte di tutto ciò che l’uomo ha vissuto nella vita. Si tratta per così dire di una somma di immagini. Questa somma di forme si diffonde sempre più, imprimendosi effettivamente nel cosmo, così che quanto si è svolto come nostra vita e si imprime nel corpo eterico continui di fatto ad agire con le sue forze nel cosmo. Affidiamo al cosmo il modo in cui ci siamo comportati nei confronti del corpo eterico. La nostra vita non è priva di significato per l’intero universo. Proprio per questo, grazie alla conoscenza della scienza dello spirito antroposofica, all’uomo è dato un forte senso di responsabilità, per cui deve pensare che ciò che incorpora nel corpo eterico per mezzo della sua vita intellettuale, emozionale e volitiva, quindi mediante la sua moralità, si trasmette assolutamente al cosmo intero. Il cosmo contiene – se mi è concesso esprimermi in questo modo – le «messe in scena» degli uomini che sono vissuti in epoche passate. In un certo senso, ciò che dalla nostra condotta di vita prende parte alla formazione del corpo eterico si separa e si accumula nel vasto mondo. Sostanzialmente prendiamo parte alla creazione del mondo! E quando sappiamo di contribuire alla creazione del mondo dobbiamo acquisire quel senso di responsabilità che si esprime nel nostro sentirci cocreatori del mondo. Anche quello che portiamo con noi quale corpo astrale non dobbiamo pensare che si disperda nell’universo, come se si sciogliesse nell’universo. Non è così, ma anche questo si trasmette al cosmo, perlomeno alla parte animico-spirituale del cosmo. E quando l’Io si è staccato da questo corpo astrale, una volta compiuto il passaggio attraverso il mondo delle anime, allora in un certo senso ciò che abbiamo incorporato nel nostro corpo astrale è là fuori nell’universo. Si percorrono due vie separate: il corpo astrale segue il suo cammino separatamente dall’Io, e anche l’Io segue la propria strada. Ma non si può parlare di annientamento del corpo astrale, al contrario: questo corpo astrale continua ad evolversi, e grazie alla sua interazione col cosmo si trasforma in qualcosa, semplicemente per avergli noi impresso gli effetti di certi impulsi morali. Ed ora, con la forma che ha assunto per effetto di questi impulsi morali, si trasmette all’universo, si inserisce per così dire nell’universo animico-spirituale. In tal modo nasce un’interazione fra il corpo astrale e l’universo animico-spirituale. Si può dire perfino – pur essendo un’immagine semisimbolica corrisponde ai fatti – che questo corpo astrale si espande sempre più, ma nella sua espansione giunge ad un certo limite oltre il quale non può dilatarsi ulteriormente, per cui comincia a contrarsi di nuovo. E la velocità o la lentezza con cui si espande o si riduce dipende sostanzialmente da ciò che ha assorbito durante la vita. Si può quindi dire: il corpo astrale si trasmette al cosmo, in un certo senso – se mi è consentita questa espressione – va a urtare contro l’estremità del nostro cosmo animico-spirituale e poi viene rilanciato indietro. L’Io percorre il proprio cammino in un mondo essenzialmente diverso rispetto al corpo astrale. Ma quest’Io sviluppa interiormente una specie di brama, come ho già detto nella conferenza pubblica di ieri. E in sostanza è questa brama a sentirsi attratta da questo corpo astrale che ritorna, e che è diventato qualcosa di diverso. In effetti si verifica di nuovo una specie di collegamento fra il corpo astrale trasformato, e l’Io. È così che l’uomo riceve tendenze in varie direzioni mentre si avvicina al momento in cui dovrà far ritorno sulla Terra. Ho accennato al fatto che il corpo astrale si espande nell’universo, poi ritorna e l’Io per così dire lo ritrova. Possiamo osservare questo processo nella forma esteriore dell’uomo se consideriamo quest’ultimo nella totalità del suo essere. Dobbiamo immaginarci che l’uomo, quando fa la sua comparsa sulla Terra, quando attraversa una nascita, viene formato davvero da due lati diversi. Quel corpo astrale di cui vi ho appena descritto come si è espanso nell’universo e come ha poi fatto ritorno, si incontra per così dire con l’Io. Espresso in immagine, assomiglia ad una specie di sfera cava che diventa sempre più piccola, è così che si avvicina all’Io. Ha un’affinità con il sistema planetario. L’Io sviluppa, lungo il suo cammino fra la morte e la nuova nascita, un altro tipo di desiderio. Pur essendo presente anche la nostalgia per il corpo astrale, l’Io sviluppa ancor di più un desiderio nei confronti di un certo punto della Terra – verso un popolo, una famiglia. Ma d’altra parte il corpo astrale trasformato, che viene dall’esterno, si contrae e incontra l’Io, che, dopo aver attraversato il periodo fra la morte e una nuova nascita, prova una forte attrazione nei confronti dell’elemento terreno, nei confronti di popolo, famiglia ecc.

Possiamo vedere di nuovo all’opera le forze del corpo astrale trasformato, quando osserviamo la superficie esteriore della corporeità dell’uomo appena. Ciò che viene organizzato dalla nostra pelle verso l’interno, compresi gli strumenti sensoriali, viene organizzato in noi a partire dal grande cosmo. Ciò che invece viene a formarsi organicamente per il fatto che l’Io si sente unito alla Terra, attratto dalla Terra, viene organizzato dall’interno verso l’esterno, in senso opposto all’altra organizzazione: le forze dell’Io soprattutto l’organizzazione ossea, muscolare ecc. E determinano quindi ciò che in un certo senso viene irradiato dall’interno, e che va incontro a quanto si irradia – a partire dalla pelle e dai sensi – nella direzione opposta. Per quanto riguarda le dimensioni esterne della nostra fisicità, si può dire che siamo organizzati a partire dal macrocosmo; mentre siamo organizzati a partire dalla Terra per quanto riguarda ciò che scorre attraverso l’Io vero e proprio, ciò che cresce dall’interno verso l’esterno. Così in effetti l’uomo è generato dall’universo. E la permanenza nel ventre materno costituisce solo l’occasione per cui queste due forze, una macrocosmica e una terrena, possano unirsi fra loro. Dunque l’uomo non è un essere che cresce da un unico punto, dal germe embrionale, bensì una confluenza da un lato di forze extratelluriche, extraterrene, che vengono tenute insieme dal suo corpo astrale trasformato, e dall’altro lato da ciò che, influenzato dalla Terra, va incontro a queste forze extraterrene. Intimamente connessa con quello che cresce in noi dal cosmo è quella che chiamiamo la nostra mente, il nostro intelletto, la nostra facoltà pensante. Questa nostra facoltà conoscitiva in effetti ci rimanda alla nostra precedente vita terrena. Riceviamo questa immaginativa grazie al fatto che quanto abbiamo intessuto nel nostro corpo astrale nella precedente vita terrena si è espanso nel cosmo ed è ritornato, ed ora sceglie per così dire come organo principale la testa, che è formata principalmente dall’esterno come organo cutaneo-sensoriale. Il resto dell’organizzazione cutaneo-sensoriale è in un certo senso solo un’appendice della testa. Invece in ciò che è affine alle forze terrene si esprime maggiormente la nostra organizzazione volitiva, dato che in occasione della rinascita l’Io umano si sente attratto verso un certo punto della Terra. Possiamo allora dire che quando rinasciamo il Cielo ci dà l’intelletto, e la Terra la volontà. Fra queste due istanze c’è il «sentimento», che non ci viene dato né dalla Terra né dal Cielo, ma che è dovuto ad una sorta di oscillazione costante fra Terra e Cielo e ha il proprio organo esteriore nel sistema ritmico dell’uomo, nel sistema respiratorio, nella circolazione sanguigna e via dicendo.3 Si trova a metà fra la vera e propria organizzazione della testa, che fondamentalmente è il risultato del macrocosmo lungo la deviazione del corpo astrale precedente, e la nostra organizzazione volitiva, che ci viene dalla Terra. Nel mezzo c’è il nostro sistema ritmico, la nostra vita emotiva che si può sviluppare sul piano di questo sistema ritmico e che noi esprimiamo esteriormente, visibilmente, fra Cielo e Terra. La nostra testa ci rimanda maggiormente alla nostra origine extraterrena. La nostra volontà è intimamente imparentata con ciò che ci proviene dalla Terra. Fra testa e volontà c’è la nostra vita emotiva, e dal punto di vista fisico, la nostra circolazione, la nostra vita respiratoria. Una considerazione totale e completa dell’uomo non è né unilateralmente psichica né unilateralmente fisica, ma tiene conto dell’intreccio dell’elemento fisico e di quello psichico. D’altra parte possiamo anche vedere che, essendo in relazione con l’intero macrocosmo e portando dentro di noi, nell’organizzazione della testa, qualcosa che si è formato dal macrocosmo, col nostro intelletto veniamo rinviati al nostro passato, e che la sola coscienza ordinaria è insufficiente per capire come veniamo rimandati verso le nostre vite precedenti. Nell’antico impulso sapienziale orientale, i discepoli degli iniziati cercavano dapprima di stabilire un rapporto fra la loro vita ritmica e la vita della testa. Per quei tempi, per l’antica evoluzione sapienziale orientale, era naturale cercare un’evoluzione umana superiore portando a coscienza il processo respiratorio e quello circolatorio, inspirando in modo regolato e portando quindi a coscienza la respirazione e la circolazione. L’antico orientale lo poteva fare perché il suo elemento animico-spirituale non era ancora legato così intensamente alla sua fisicità, come avviene nell’uomo d’oggi. Se al giorno d’oggi, in una specie di anacronismo pratico, si praticasse questo antico metodo orientale senza innalzarsi a conoscenze superiori, si finirebbe più o meno per rovinare il corpo fisico. Si andrebbe a intervenire troppo profondamente nella salute del corpo fisico, poiché oggi l’uomo è più intimamente e più intensamente connesso con il proprio corpo di quanto non lo fosse per esempio all’epoca dell’antico impulso sapienziale indiano. Che cosa otteneva chi eseguiva questi esercizi nell’antica India? Trasformava il processo respiratorio in qualcosa di cosciente, inspirava in modo cosciente. In tal modo acquisiva la possibilità di seguire a poco a poco il processo che ha luogo quando l’aria inspirata preme, così che il liquido cerebrospinale preme sempre più verso il cervello passando per il canale del midollo spinale, batte per così dire contro il cervello. Ma in questo sbattere l’uno contro l’altro di ciò che spinge verso l’alto come liquido cerebrospinale durante l’inspirazione e si abbassa di nuovo nell’espirazione, nell’urtare l’uno contro l’altro del liquido cerebrospinale e delle parti rigide del cervello si formano le rappresentazioni. La nascita delle rappresentazioni è qualcosa di molto più complesso di quanto non si immagini al giorno d’oggi, in cui tutto viene pensato dal punto di vista materialistico. Oggi ci si immagina – o perlomeno lo si è pensato fino a poco tempo fa, oggi si rinuncia a idee più precise –, ci si immaginano delle evoluzioni, si pensa che certi nervi siano alla base delle rappresentazioni. È un’assurdità, perché invece si verifica un continuo sbattere del liquido cerebrospinale contro il sistema nervoso, e poi nel sistema nervoso si verificano quei processi che ne stanno alla base. È questo che l’antico allievo indiano delle scuole di sapienza portava a coscienza. Che cosa veniva a sapere mentre seguiva coscientemente questo processo dall’inizio alla fine? Apprendeva che quanto ha formato il suo cervello rimanda effettivamente a vite precedenti. Con il suo sistema ritmico sentiva per così dire la sua incarnazione terrena precedente, che diventava per lui una certezza. Per un simile discepolo era quindi scontato che aveva avuto una vita terrena precedente: la percepiva nel momento in cui portava a coscienza il processo respiratorio.