Foh on Stage: Intervista ad una delle nostre donne fonico italiane: Marta Galdieri

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“Marta Galdieri è stata la nostra fonica, eccezionale, al nostro teatro dell’opera di Trieste, Marta è una professionista dell’industria musicale con anni di esperienza, conosce tutti gli aspetti della scena musicale dal vivo.” Fonico del Teatro Rossetti

Lavorando da piccoli locali a grandi festival, Marta ha sviluppato una bella reputazione come tecnico del suono e ha continuato a lavorare con uguale eccellenza in tutti gli aspetti del settore.

Il suo lavoro in questa stagione estiva con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Politeama Rossetti, è stato eccezionale.

Massimiliano Spinella l’ha incontrata per Sorox, sito che lei alimenta per diffondere cultura musicale.




Raccontami di te anche qui in cui lavori attualmente e qual è stata la tua esperienza passata come tecnico del suono. Quali sono stati alcuni dei momenti salienti della tua carriera?

Ho lavorato nel campo musicale principalmente come tecnico del suono, ma anche in molte altre capacità (produzione, prenotazione, musicista, consulenza, gestione di locali…) inclusa la gestione della mia attività per circa 27 anni. Come tecnico del suono, ho lavorato a festival, studi, luoghi e concerti di tutti i tipi in mezzo e in molti generi musicali.

In che modo l’essere donna ha influito sulle opportunità che hai avuto nel campo dell’ingegneria del suono?

Il tecnico del suono insieme all’intera industria musicale è stato tradizionalmente un campo prevalentemente maschile. Ho sicuramente dovuto essere sempre “un po’ meglio” per avere le opportunità che ho avuto e ho perso un bel po’ a causa del fatto di essere una donna. Ho dovuto mettermi alla prova ad ogni concerto come un tecnico del suono, che quando lavora, ricerca sempre, crescendo ad ogni lavoro. Molte volte ho perso il lavoro a causa di uomini un po’ meno bravi di me ma succede spesso anche tra…di loro…siamo uguali.

Quali livelli di istruzione sono necessari per lavorare nel campo?

Penso che ci sia bisogno di un’istruzione per lavorare come una persona seria, e ci sono sempre più corsi che stanno formando le persone per il campo fonico. Quando ho iniziato, mi facevo le ossa da subito negli studi di registrazione, sale prove, concerti live, locali e teatri romani, piazze, penso che si tratti più di dimostrare di essere capace e di chi conosci che ti porta in campo. Ho poi in corsa fatto altri corsi di aggiornamento e ne farò altri, nel nostro settore ci sono sempre nuove scoperte, tecnologie, non smetti mai di apprendere.

Cosa ti ha spinto a diventare un tecnico del suono?

In realtà non ho mai avuto intenzione di diventare un tecnico del suono. Ci sono caduta dentro già da piccola. Avevo amicizie di famiglia che suonavano, mio cugino più grande di me è ingegnere elettronico e fonico, molto esperto e questo mi ha fatto iniziare a pensare alla musica in altri modi. Queste amicizie e parentele hanno tessuto i primi anni della mia vita formando lo spirito musicale e creativo in me fino al giorno in cui andai ad un concerto di musica cover ed il mio collega fonico del service non poteva fare il fonico, io ero lì per backliner e sostituta, da lì una “scatola con fili” mi ha per sempre rapito e…mi sono messa al lavoro. Sono riuscita a fare un buon lavoro e poi ho iniziato a ricevere richieste fino a quando non è diventato quello che stavo facendo a tempo pieno. Sono scesa dal palco e mi sono dedicata quasi solo alla fonia, l’ho studiata con professionisti per migliorare le mie conoscenze.




Chi sono stati i tuoi mentori come ingegneri del suono?

Non posso dire che ho imparato da sola perché la fonia è anche molto personale ed ognuno la approccia in un modo a sé stante, ho appreso da tutti e ho avuto molto incoraggiamento da parte degli uomini sul campo, reazioni bigotte ne ho avute si ma solo negli ambienti dove non c’è professionalità. All’inizio non conoscevo nessun tecnico oltre mio cugino, in seguito, ho iniziato insieme a Luca, mio amico ed anche lui fonico, ad addentrarmi in modo più direzionale verso la fonia e a sentire l’esigenza di essere sempre più”padrona del mezzo”, così man mano che miglioravo, ho potuto addentrarmi nel campo vivo della fonia studiando, facendo corsi ed esperienze. Finora il mio mentore nell’audio, è stato chi considero il mio primo maestro, Gianluca Cavallini, dal quale ho imparato tante cose e da lui il mio approccio alla fonia si è evoluto, ne ho altri, in Italia abbiamo la fortuna di avere tanti fonici artisti eccellenti ma che purtroppo anche loro non vengono valorizzati come meriterebbero e questo è un aspetto che ho molto a cuore.

Devi essere una persona socievole in questo campo?

Penso che aiuti come nella maggior parte dei campi. Alle persone piace lavorare con le persone con cui si divertono a stare, questo molte volte supera le abilità. Come persona, penso che tu possa influenzare una performance “impostando il palcoscenico” affinché gli artisti si sentano bene e facciano del loro meglio. Per essere una persona sana a tutto tondo, a mio avviso, richiede 1/3 di abilità tecnica, 1/3 capacità personale, 1/3 di creatività.




Che consiglio daresti a una donna che vuole intraprendere una carriera nell’ingegneria del suono?

Per dare il miglior consiglio, le farei prima delle domande, come ad esempio:

Sai esattamente cosa vuoi fare, ad esempio dal vivo, in studio, al cinema?

Il mio consiglio verrebbe dal dialogo e dalla comprensione di chi è e dove si trova. Non vorrei mai scoraggiare qualcuno dal seguire i propri sogni, ma so anche che il campo sonoro è limitato, non offre necessariamente sicurezza finanziaria o del lavoro e non è così richiesto come molte altre professioni. Detto questo, è possibile. Penso che ci sia bisogno di più donne in tutte le professioni, ad eccezione di quelle tradizionalmente femminili. È la direzione di cui il nostro pianeta ha bisogno in questo momento storico.

È stato riferito che solo il 5% dei fonici sono donne. Hai lottato o hai sentito quella difficile barriera nella tua carriera? Perché pensi che questo numero sia così particolarmente basso?

Sì, ho sentito diverse storie sulle nostre barriere, ma ne ho anche infrante alcune di queste barriere, lavorando per essere estremamente brava in quello che faccio. Penso che le barriere siano un po’ meno ora rispetto che in passato dove una donna fonica avrebbe dovuto spostare flight case di troppi Kg, il lavoro era tendenzialmente molto più faticoso fisicamente rispetto ad oggi che abbiamo tecniche di montaggio e trasporto, nonché materiali leggeri rispetto ad anni fa. È ancora radicato nella società, nell’istruzione e nel tessuto centrale del patriarcato che le donne crescano ancora sistematicamente escluse da molte professioni e opportunità nella vita. Quando rompiamo le barriere, spesso ci si aspetta che facciamo di più con meno. Il suono ne è un eccellente esempio, ma permea la maggior parte dei campi.

Cosa preferisci tra una fonia “antica” analogica ed quella moderna digitale?

Mi definiscono nerd, quindi non posso che preferire un set-up moderno, sebbene “l’antico” conservi sempre il suo fascino. Nell’analogico di anni fa avevi meno tempo e possibilità di fare in modo semplice cose che oggi puoi fare con 2 minuti, come inserire un effetto qualsiasi in un live con i nuovi banchi digitali, cosa che probabilmente non avresti potuto fare nell’era analogica, come avere tantissimi canali in più, mandare contributi esterni, usare i software interfacciandoli al mixer. Il mondo della fonia è cambiato in diversi modi nei suoi disparati settori di applicazione.




Quali sono secondo te le principali qualità richieste per essere un buon tecnico del suono?

Orecchie e teoria, almeno secondo me. Potresti avere la migliore attrezzatura sul mercato (soggettivamente) ma se le tue orecchie non sono ben allenate e non sai davvero come e perché l’attrezzatura funziona nel modo in cui funziona, non saprai cos’è quel qualcosa che non va’ per aggiustarlo.

Cosa prevedi per il futuro della fonia?

Credo che in futuro avremo da affrontare altri gap tecnologici, la velocità della tecnologia è elevata e molto cambia in poco tempo, si automatizza, evolve, subentrano nuove tecnologie e filosofie tecniche e musicali ed anche i mondi dove viverli. Oggi tutti hanno la possibilità di fare musica in casa propria e con la pandemia e sia chi la faceva e chi non ha ampliato il proprio home studio, internet ha il sopravvento in queste fasi e lo streaming è già diventato uno dei primissimi nuovi mondi dove fare ed ascoltare musica.

Sceglieresti di nuovo se potessi tornare indietro di fare il fonico?

Sicuramente. lo sceglierei perché è incluso nel mio dna. La passione per la tecnologia, l’informatica, le onde sonore ed i misteri nelle frequenze mi appassionano e alle vere passioni non si può che assecondarle e viverle appieno.

Qual è il tuo sogno?

Tempo fa rispondevo a questa domanda che avrei voluto diventare un fonico famoso, oggi rispondo che vorrei diventare un fonico bravo, informato, competente in grado di affrontare brillantemente (in linea di massima) tutti gli eventi.




Come trovi il rapporto con gli artisti famosi con cui hai lavorato?

Stabilmente ho lavorato con pochi artisti famosi, ho avuto il piacere di fare assistenza audio e audio per un tour di Luca Barbarossa nel 2019, ho avuto l’onore di fare il fonico di palco a Amii Stewart, il backliner per Gloria Gaynor, di aver lavorato per Assante e Cataldo con Lezioni di Rock, con Nesli, Marcella Bella, Le Orme, per eventi come il Romics, ho lavorato in discoteca e nei locali romani, ho fatto molti live, congressi, conferenze, ho lavorato per la As Roma in Magicaland allo stadio Olimpico, nello studio di registrazione in Roma dove registravano Mamhood, Amoruso, Tiromancino ecc, con Suor Cristina, Diana Ross, ultimamente ho fatto molta esperienza e mi piace molto lavorare in teatro, ho collaborato molto con il politeama Rossetti di Trieste, che è il teatro stabile del Friuli Venezia Giulia, il teatro dell’opera, altri teatri triestini, backliner per Tosca… tutti gli artisti vivono nel loro mondo che è vicino a noi ma separato. Loro sono gli artisti e ci hanno insegnato a fare il nostro lavoro senza distoglierci dalla eco del personaggio con cui lavoriamo, siamo degli psico-tecnici. Nel nostro lavoro è molto importante capire chi hai davanti e come puoi lavorare nel tecnico e nella psiche per farli esibire nel migliore dei loro stati d’animo.