Un caso di contatto extraterrestre tutto Italiano: il “caso amicizia”

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Prima puntata

Il caso “amicizia” è indubbiamente il caso di “contattismo” italiano più noto tra gli ufologi e gli appassionati nostrani.

Noto ed al contempo controverso, poiché le opinioni sulla sua veridicità si sfaccettano,  perché le testimonianze dirette presentano degli elementi di soggettività molto marcati e perché tutto ciò che lo riguarda è estremamente difficile da provare inequivocabilmente e senza ombra di dubbio.

Si tratta però di una storia avvincente sia per la quantità di persone che ha coinvolto (comprendendo anche alcuni nomi illustri del panorama socio-politico italiano dell’epoca), sia per il lungo periodo di tempo in cui si svolge e, potremmo affermare, anche per il suo protrarsi fino ai nostri giorni.

Tratteremo la vicenda in tre puntate, riportando alla luce ogni sfumatura di un caso meritevole di essere approfondito e conosciuto nei suoi molteplici aspetti.

Siamo nelle Marche, correva il 1956. Tutto iniziò vicino Ascoli Piceno, dove tre ragazzi stavano facendo una escursione a Rocca Pia, vicino alla città marchigiana.

Secondo i racconti dei testimoni, comparve all’improvviso davanti a loro una coppia di uomini, di cui uno alto più di 2 metri e l’altro invece di statura molto inferiore al normale.

I due strani personaggi si presentano e parlano amichevolmente con i ragazzi sino a confidargli candidamente di essere appartenenti a due distinte razze aliene aliene che abitano sul nostro pianeta da molti secoli, assieme ad altri come loro.

Superando il normale scetticismo iniziale e successivamente ad altri incontri sempre informali ed apparentemente fortuiti, i tre ragazzi, di Pescara, iniziano una relazione di amicizia con quei due strani uomini, coinvolgendo mano a mano anche altri loro amici, instaurando così un rapporto che durerà a lungo, per oltre venti anni.

Gli alieni, col tempo, fecero loro numerose e sconvolgenti rivelazioni, come il fatto di non provenire da un unico pianeta ma da mondi sparsi, tutti uniti da una unica costante, la scelta di aderire al “bene” come concetto supremo.

Spiegarono che la loro tecnologia era in grado di plasmare la materia a piacimento, che erano in grado di comunicare oltre la capacità verbale e che la loro fonte primaria di energia derivava da una particolare condizione detta “uredda” ossia l’energia che emana dall’amore.

Quest’ultimo concetto è forse il più sfuggente da comprendere poiché il materialismo a cui siamo abituati, distingue nettamente ciò che si può misurare per essere qualificato e quantificato da ciò che non lo è.

Proprio la difficoltà di comprensione relativa a concetti che noi umani riteniamo astratti e non applicabili alla realtà pratica delle cose, ha chiaramente dato il fianco ai detrattori della storia di “amicizia” e di questo ci occuperemo nell’ultimo dei nostri tre appuntamenti.

Tali visitatori galattici, sempre secondo i resoconti dei testimoni, vivevano in basi nascoste sotto la superficie terrestre o marina, luoghi molto ampi e vasti, eppure in grado di scomparire alla vista grazie a tecniche di compressione della materia.

Dissero di chiamarsi Akrij, un termine che in sanscrito significa “i saggi” e in arabo “gli amici”,  così appunto vennero ribattezzati, amici.

Inoltre rivelarono il loro compito, ossia quello di proteggere i terrestri, dalle potenziali minacce derivanti dall’esterno, da noi stessi e dalle nostre armi di distruzione di massa. Proprio il proliferare degli armamenti atomici e nucleari li aveva indotti a manifestarsi.

Gli alieni inoltre, rivelarono l’esistenza di un altro gruppo di creature dallo spazio che usufruivano delle loro stesse capacità tecnologiche ma che, differentemente, non sono presenti sulla terra per scopi che potremmo definire benefici, tendendo a portare l’umanità verso il disastro.

Queste forze negative vennero ribattezzate “contrari”.

Queste rivelazioni, si fecero col tempo sempre più dettagliate  poiché, come spesso sostenuto dagli “amici” extraterrestri, era giusto far conoscere tutti gli aspetti, anche quelli decisamente incomprensibili, della loro società al fine di far avvicinare il più possibile gli interlocutori umani e alimentare fra loro l’energia dell’amore, l’uredda.

Ma poi, dopo circa vent’anni, gli umani iniziarono a disinteressarsi dei loro amici cosmici, presi dalla vita privata, dai loro interessi, facendo mancare così le loro energie positive e spianando la strada ai “contrari”.

Si narra di una serie di “battaglie” avvenute tra il 1978 ed il 1979, nel mare

Adriatico, con tanto di testimonianze di pescatori circa raggi di luce uscire dal mare. Si mormora anche di un coinvolgimento della Guardia Costiera. Gli “amici” persero il confronto e sparirono,

interrompendo i contatti. Ma nel corso del tempo molte altre persone erano state coinvolte nel circolo cosmico, tra cui noti giornalisti e personaggi di rilievo, come si diceva, della politica e della cultura italiana.

La vicenda cadde nel dimenticatoio fin quando, alla morte di Bruno Sammaciccia, uno dei tre ragazzi coinvolti, avvenuta nel 2000, uscì un libro che parlava della vicenda, e molti testimoni uscirono allo scoperto, mostrando anche documentazione foto/video di incontri con gli alieni.

Il più famoso caso di contattismo italiano divenne così materia per le favole, per i racconti di fantascienza, ma c’è ancora chi giura che sia tutto vero, e che abbiamo perso una occasione per progredire.

L’aspetto che maggiormente emerge dalle testimonianze dei partecipanti al caso amicizia è infatti l’insistenza da parte degli alieni sul concetto di unità per il gruppo, di vicinanza e di amore fraterno.

Amore e unità che per gli umani rappresentano una fonte di bene ma che per gli alieni significava la produzione di vera e propria energia in grado di alimentare i loro macchinari.

Secondo le testimonianze, la comunicazione con gli amici terrestri, avveniva in diverse modalità e queste meritano un approfondimento a parte nel secondo episodio di questo resoconto.

La cosa interessante, per concludere il primo sguardo a questa storia incredibile, è che gli alieni si sono sempre preoccupati di dimostrare le loro affermazioni, fornendo ai testimoni prove concrete della loro miracolosa tecnologia.

Queste prove, potevano essere, oggetti che si materializzavano all’improvviso in una stanza chiamati “apporti”, oppure appuntamenti che gli alieni fissavano per mostrare le loro macchine volanti al gruppo di astanti che venivano incoraggiati ad immortalare glie venti su pellicola.

Questo atteggiamento in effetti sfugge alla logica del contatto alieno furtivo o addirittura forzato, nascosto e di cui è impossibile rintracciare alcuna documentazione.

E la documentazione di cui è composto il caso amicizia, rappresenta un altro spunto di ragionamento e vale la pena esaminare accuratamente nel prossimo appuntamento.