Hanami: Roma celebra la fioritura dei ciliegi primaverili giapponesi all’Orto Botanico

All'orto botanico di Roma si terrà Hanami, la tradizionale festa annuale dedicata alla fioritura dei ciliegi. Quale migliore occasione per visitare una delle meraviglie di Roma?

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Per le immagini del paradiso, i visitatori affollano la Cappella Sistina e i Musei Vaticani. Eppure l’Orto Botanico, il suo azzurro punteggiato di parrocchetti – una specie invasiva recente – fornisce un’alternativa terrena per la quale non è necessario stare in fila.

Da Piazza Trilussa in Trastevere si gira a destra in Via della Lungara e poi a sinistra in Via Corsini dove una magnifica magnolia grandiflora compete per altezza con la Galleria Nazionale di Arte Antica (detta anche Galleria Corsini).

Dove si ferma il selciato c’è la biglietteria. Il traffico lascia improvvisamente il posto al canto degli uccelli mentre lungo il margine della fattoria dell’Orto, si può vedere Garibaldi (o la sua statua) cavalcare il confine degli alberi.

In altre parole, ” rus in urb“, frase coniata da Marziale in un epigramma in cui il poeta, stanco del frastuono intorno alla sua soffitta nella Suburra, invidia il maniero campagnolo dell’amico Sparsus sul Gianicolo e la sua propensione al silenzio che favorisce una buona notte di sonno.

Roma incontra il mondo

Seguendo i sentieri di ghiaia Roma incontra il mondo. Busti antichi e senza testa si affiancano alle cicadee del Capo Orientale del Sud Africa e ai cactus messicani.

Qui crescono in pace gli Encephalartos lehmanni, “minacciati da capre, istrici e bracconieri nel suo habitat naturale”. In alto, un cedro cadente dell’Atlantico proveniente dal Marocco ricorda un salice piangente sempreverde.

Nelle vicinanze c’è un gruppo di Liquidambar con il tronco a bottiglia provenienti dalla Turchia e da Rodi, la cui gomma si dice induca sogni profetici. Passato l’Orangerie presiede un Quercus suber o quercia da sughero più locale. Plinio il Vecchio venerò la specie perché era più antica della stessa Roma.

Il bosco di querce del Gianicolo, infatti, è antecedente al Neolitico; Vecchio di 300 anni, questo albero alto 25 m è una specie di giovane virgulto.

Orto Botanico. Foto Marco Rubino / Shutterstock.com.

Le piante carnivore dispiegate nelle vicinanze sono, grazie al cielo, relativamente minuscole, ma catturano e mangiano insetti, rane, lucertole, persino roditori (non, però, il lanoso – e astuto – pipistrello della frutta: in cambio di un posto dove appollaiarsi, offre alla pianta brocca del Borneo Nepenthes Hemsleyiana non la sua carne ma le sue feci, entrambe le parti beneficiano di un’ingegnosa, anche se improbabile, forma di affitto.)

Venere acchiappamosche

Le specie di Dionaea sono per lo più nordamericane, inclusa la Venere acchiappamosche, che Darwin definì la pianta più spettacolare del mondo. Confinati in habitat privi di nitrati nutrienti, usano enzimi per nutrirsi di carne, compensando così ciò che altre piante derivano dal suolo.

A completare la varietà ci sono varie Sarraceniae, i cui tubi simili a un flauto sono colorati e profumati come biancheria vegetale per tentare la vittima sfortunata, un opercolo o un coperchio verde che impedisce la fuga. Da piccoli ad alti, nella “Serra monumentale”, i cactus del Madagascar penzolano nella cupola con nervature di ferro.

Tornando sul sentiero all’esterno, le Strelitziaceae del Sud Africa con i suoi fiori crestati arancioni e viola fanno pensare a qualche uccello dal becco lungo. Altri esotici ti aspettano nella casa dei cactus Corsini.




La temperatura aumenta di una dozzina di gradi, gli esemplari sono spinosi e fioriscono color malva, rosso o giallo brillante. Sono rappresentati Namibia, Kenya, Zanzibar, Transvaal e Messico (che vanta 900 specie di cactus). Una succulenta boliviana assomiglia a un lungo serpente irto.

Giardino acquatico

Oltre il giardino acquatico, da vicino si può osservare la Wollemia nobilis o “albero dei dinosauri”. Fino al 1994 era considerato estinto; poi l’esploratore australiano David Noble ne trovò alcuni nascosti in un burrone nel parco nazionale australiano di Wollemi; da qui il nome. Una statistica sconvolgente traccia i fossili della specie fino a 90 milioni di anni fa (l’Orto offre la migliore opportunità di Roma per un viaggio nel tempo estremo).

Un altro albero apparentemente defunto in mostra è il Metasequioa glyptostroboides cinese: 5.000 anni dalla data di “estinzione”, ed ecco, sono stati trovati esemplari che crescono ancora forti accanto allo Yangtze. Nel 1944 un seme fu portato in Italia per la semina. Ogni foglia racconta una storia, per innestare una frase. O, nel caso di Wollemia , ogni ago.

Serra tropicale

E così, in abbinamento al Giardino dei Sensi culinario sul lato opposto dell’Orto, si giunge al Giardino dei Semplici. Qui sono elencati gli scopi delle singole piante da Analettico (per il sistema nervoso) a Vulnerario (per la guarigione delle ferite), queste piante erano usate dai monaci medievali per preparare medicine.

Nascosta dietro c’è la suggestiva serra tropicale afosa, con un’umidità fissa dell’80%. I giorni feriali spesso non trovano visitatori in vista. Facile quindi immaginarsi come un dr. Livingstone degli ultimi giorni davanti due stagni verdi come mini-Laghi Vittoria e Tanganica. Dall’acqua sale un tronco appuntito spettrale per aumentare l’effetto.

Teatro del verde

Sempre nell’aria temperata, il sentiero si inerpica nel bosco mediterraneo, più autoctone querce da sughero, leccio e alloro replicando il Gianicolo dei tempi di Neanderthal e precedenti.

In alto la natura incontra l’arte nella “Scala delle Undici Canne” settecentesca di Ferdinando Fuga – “Teatro del verde” è la frase del pamphlet ufficiale.

Affiancato dai platani più maestosi di Roma, lo spot è presente nella prossima stagione del The New Pope di Paolo Sorrentino, completa di cardinali in veste rossa che si arrampicano, la Grande Bellezza di Roma che ricorre quando meno te lo aspetti.

Meno idilliaco, ed ecco il collegamento con la statua di Garibaldi vista all’inizio, questo luogo è stato teatro di una battaglia del 1849 quando i soldati francesi deposero gli eroi della breve repubblica di Roma (vedi l’antica stampa all’ingresso inferiore della scalinata).

Camminare può portare stanchezza, soprattutto in un giardino grande quanto un quartiere. 100 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita è la guida dal titolo curioso di Ilaria Betlemme, con suggerimenti come “Spaventati davanti all’ingresso di Casa Zuccheri”.




Oppure “Rintraccia gli organi interni dei Papi nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio”. La cosa 101° da fare potrebbe essere fare un pisolino all’ombra di uno qualsiasi dei 5.000 alberi dell’Orto.

L’albero del fazzoletto, Davidia involucrata , soprannominato per il suo fogliame dalla forma strana; l’albero del pappagallo, Erythina crista-galli; il già citato Liquidambar per i sogni profetici: ognuno potrebbe servire.

Cipresso di Montezuma

O il cipresso di Montezuma, piantato nel 2016 in una joint venture tra i governi messicano e italiano, a promettere cose più grandi è una foto dell’Ahuehuele messicano o albero acquatico, con un tronco che dopo due millenni è largo 40 metri, prendendo 30 persone braccia tese per abbracciarlo.

Ad una notte in un hotel di lusso, potresti preferire chiudere gli occhi sotto una delle palme della fenice nelle cui fronde si diceva che nidificasse il mitico uccello.





Puoi anche scegliere l’albero di ginkgo con foglie a ventaglio. Un altro fossile vivente, i suoi antenati sono vecchi quanto i dinosauri, rendendo l’Orto Botanico, almeno in parte, un vero Jurassic Park (per una siesta, tuttavia, i vicini Nannorrhops del Pakistan possono essere esclusi; il suo strano tronco, in parte pitone in parte gigantesco ragno, è interamente orizzontale).

Vitigni italiani

Una volta che ci si è Rinfrescati, si può passeggiare accanto alla raccolta di felci per assaporare la gamma di 150 viti italiane dell’Orto, dal Nero d’Avola siciliano al Müller Thurgau dell’Alto Adige.

Luca Maroni, enologo e curatore part-time, spiega come sono stati piantati solo nel 2016, quindi hanno bisogno di un altro paio di anni per maturare.

Quindi tocca alla sezione dei bambù, con 70 delle specie più grandi d’Europa.

Ed ecco il Giardino giapponese

Svoltato a destra per il Giardino delle Rocce, ereditato dal convento di S. Pietro in Montorio oltre il crinale. Tra le rocce e l’acqua che scorre dolcemente nel giardino giapponese della porta accanto, viene in mente un altro haiku: “Sotto i rami / dei ciliegi / non esistono estranei” – Issa, 1763-1827.



Il padiglione offre vedute non del Monte Fuji ma di Roma, un pannello laterale per guidare lo sguardo. Segnalibro di un’estremità del panorama è la cupola di S. Carlo al Corso, mentre all’altra estremità si impenna il cavallo di Vittorio Emanuele. Proprio al centro ci sono San Pietro e il Vaticano, a suggerire la piacevole domanda, qual è la meraviglia più grande? Qui o lì? Natura o arte?

Lasciando da parte l’epitaffio di Raffaello, “La natura temeva di essere superata mentre lui viveva, e quando è morto temette che lei stessa sarebbe morta“, il vantaggio vincente spetta sicuramente alla natura, sia per varietà che per estetica.

Arte, architettura o scultura, non importa quanto perfette, rimangono costanti mentre la natura è in uno stato di cambiamento continuo e spesso spettacolare.

Ritorno in autunno: quel gingko sfolgorerà d’oro d’Oriente. Tra due anni le vigne di Luca Maroni avranno raggiunto la piena altezza; tra due secoli la Wollemia nobilis sarà in viaggio verso il cielo toccando i 40 metri d’altezza.

Anche quest’anno, il Museo dell’Orto Botanico dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Giapponese della città, organizza nel weekend del 17-18 aprile 2021 la sesta edizione di “Hanami all’Orto Botanico”.

Quest’anno la prenotazione online è obbligatoria per il popolare evento annuale dedicato alla fioritura dei ciliegi nel Giardino Giapponese dell’Orto Botanico di Roma.

Dalle ore 09.00 alle ore 18.00 in entrambi i giorni, il pubblico sarà accolto in gruppi e accompagnato al Giardino Giapponese, con partenza dall’ingresso ogni 10/15 minuti.

Le visite saranno condotte in linea con i protocolli covid-19, rispettando l’allontanamento sociale, e la durata della visita è di circa un’ora.

Tutti i posti disponibili sabato 17 aprile sono già esauriti. Ci saranno anche conferenze in streaming.

Per tutti i dettagli consultare il sito La Sapienza-Orto Botanico.