Le curiosità sul medioevo nel film di Monicelli, L’Armata Brancaleone

Catherine Spaak ha dichiarato in una recente intervista:“Sul set erano tutti maschilisti. Io ero molto giovane e incerta con l’italiano [...]

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Mario Monicelli con L’Armata Brancaleone ci trasporta in una commedia capolavoro. Con attori straordinari come Vittorio Gassman, Gian Maria Volontè, Enrico Maria Salerno, Carlo Pisacane, Catherine Spaak, Barbara Steele. insieme al regista si sono ingegnati nel creare una lingua esilarante, nel ricreare quell’universo a se stante con vizi e usanze venate di black humor. Monicelli ha confessato che gli venne l’idea di questo film dopo aver visto casualmente nei laboratori di Cinecittà, delle immagini di un film del 1955, Donne e soldati, di Luigi Malerba e Antonio Marchi, che si stava montando. Ci sono poi i riferimenti letterari, ai grandi cicli di narrativa picaresca e cavalleresca e quelli cinematografici, su tutti il Kurosawa de La sfida del samurai.

Il produttore Mario Cecchi Gori, dopo che Monicelli gli parlò del film, pensò di rinunciare a realizzarlo, temendo un grosso flop commerciale poi Monicelli riuscì a convincerlo rinunciando al compenso e si “accontentandosi” di una partecipazione agli utili. Scelta che poi si rivelò vincente, alla luce dell’enorme successo ai botteghini.

Il film è ambientato in Italia, in gran parte nell’alto Lazio e nella Maremma laziale, riguarda l’anno 1966, i nomi dei paesi sono fittizi, come Aurocastro, Panzanat. Il protagonista, Brancaleone da Norcia, era l’ultimo rampollo nobile di una famiglia decaduta, capo di una bizzarra combriccola di miserabili. Con loro affronta un viaggio verso il feudo di Aurocastro in Puglia, per conquistarlo. Il nome di Brancaleone veniva da una cronaca antica della Disfida di Barletta. Il suo cavallo Aquilante rimanda al Ronzinante di Cervantes.

Catherine Spaak ha dichiarato in una recente intervista: “Sul set erano tutti maschilisti. Io ero molto giovane e incerta con l’italiano e sul quel set al 99% maschile, c’era giusto la sarta e la segretaria di edizione, mi accoglievano Gassman, Monicelli e tutti gli altri ogni mattina con parolacce e insulti e io spesso arrossivo e qualche volta ho pure pianto. Poi una volta però, Vittorio mi chiese scusa e diventammo amici”.







“Questo è il mio film preferito perchè rappresenta la rottura con una certa idea della storia medievale, fatta di paladini e dame cortesi mentre noi mostravamo la ferocia e l’inciviltà di quell’epoca”. Così Mario Monicelli dieci anni fa, in occasione del restauro, ricordava L’Armata Brancaleone, terzo incasso nella stagione 1966-67, tre Nastri d’argento (Piero Gherardi per i costumi, Carlo Di Palma per la fotografia, Carlo Rustichelli per la musica) e un titolo diventato un modo di dire.

Il film venne presentato in concorso al Festival di Cannes, uscendo poi con buon riscontro in molti paesi, vincendo anche tanti premi.

Una versione del film doppiata da alcuni giovani della provincia nord di Roma fu sequestrato nei primi anni 2000 dal Vaticano poiché offendeva con linguaggi scurrili il papato.










Le curiosità sul medioevo
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