COVID-19 nelle acque reflue da novembre 2019

La sorveglianza delle acque reflue funziona perché molti agenti infettivi vengono escreti nei fluidi corporei, prima e durante l'infezione attiva. Quando questi fluidi entrano nei sistemi fognari, vengono trasportati a un impianto centrale di trattamento delle acque reflue per il trattamento dove possono essere rilevati.

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I sistemi fognari sono monitorati per la rilevare virus, batteri e altri patogeni. Frammenti non infettivi del materiale genetico del virus sono stati trovati in acque reflue non trattate in Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti e Canada.

Si sta utilizzando la sorveglianza delle acque reflue per identificare un’epidemia di COVID-19. In caso di positività si risale alle origini del condotto ordinando tamponi ai rispettivi abitanti della stessa rete fognaria.  L’identificazione della malattia attualmente si basa sulle persone malate e poi l’aiuto medico. Ma molti malati non cercano aiuto e i funzionari potrebbero non essere a conoscenza di malattie o focolai per giorni o settimane, portando a più malattie e morte. Per affrontare focolai di malattie infettive, come COVID-19, hanno bisogno di sistemi di sorveglianza attivi che non si basino sulle azioni dei malati.

Lo studio dell’Iss del Coronavirus nelle acque reflue italiane

Presenza di Coronavirus nei campioni prelevati in tre città nei mesi successivi: Milano e Torino il 18 dicembre 2019, e Bologna il 29 gennaio 2020. Nelle stesse città sono stati trovati campioni positivi anche nei mesi successivi di gennaio e febbraio 2020. Uno studio dell’Iss, conferma le evidenze funzione strategica del monitoraggio del virus in campioni prelevati nelle acque reflue per individuare e monitorare, la circolazione del virus.

La sorveglianza delle acque reflue funziona perché molti agenti infettivi vengono escreti nei fluidi corporei, prima e durante l’infezione attiva. Quando questi fluidi entrano nei sistemi fognari, vengono trasportati a un impianto centrale di trattamento delle acque reflue per il trattamento dove possono essere rilevati. L’utilità della sorveglianza delle acque reflue è stata riconosciuta per la prima volta negli anni ’60, quando i ricercatori dell’Università di Yale hanno condotto diversi esperimenti per valutare l’efficacia delle campagne di vaccinazione contro la poliomielite.

Testarono le acque reflue per vari ceppi del virus della polio prima, durante e dopo il programma di vaccinazione. Trentacinque anni dopo, la sensibilità della sorveglianza delle acque reflue per monitorare i programmi di vaccinazione contro il virus della poliomielite fu confermata in uno studio noto come esperimento del virus della poliomielite di Helsinki.

Gli scienziati “scaricarono” un vaccino antipolio in un gabinetto a 20 chilometri da un impianto di trattamento delle acque reflue. Racccolsero campioni di acque reflue dalla struttura per quattro giorni e così dimostrarono di poter rilevare il vaccino dopo che 800 milioni di litri di acque reflue erano passate attraverso il sistema. Conclusero che una persona infetta potrebbe essere rilevata in una comunità di 10.000 residenti.

Altre ricerche dimostrarono che i focolai potrebbero essere previsti monitorando le acque reflue. Ad esempio, in Israele negli anni ’70, il virus della poliomielite infettivo fu rilevato nelle acque reflue nove giorni prima che i medici identificassero il primo caso. Questo approccio è stato successivamente adattato per monitorare il successo delle campagne di vaccino antipolio a livello internazionale .

Monitoraggio delle acque reflue come sistema di allarme rapido

Nel 2013, i ricercatori svedesi hanno riferito che la sorveglianza delle acque reflue ha fornito allarmi precoci di focolai di norovirus e virus dell’epatite A, cause virali di origine alimentare. Utilizzando una tecnica chiamata reazione a catena della polimerasi o PCR, i ricercatori rilevarono il materiale genetico del norovirus due o tre settimane prima di identificare i malati. Vari ceppi (tipi genetici) del virus dell’epatite A furono rilevati e mostrarono che due ceppi erano coinvolti in un’epidemia in corso in Scandinavia e Göteborg durante la primavera del 2013.

Qui in Italia hanno utilizzato un approccio simile per dimostrare che i pazienti ospedalieri che soffrivano di diarrea per una causa sconosciuta erano di fatto infettati da norovirus.

Wikipedia

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